I Cani – Glamour

I Cani - Glamour

Fino a quando può essere coerente con l’argomento il quesito caparezziano secondo cui “il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”, specialmente quando si è il depositario principale di un fenomeno che, dall’anonimato, si è visto divenire come qualcosa di virale, al di fuori del concetto di musica? Parlare de I Cani ormai significa questo, probabilmente disponendo di ragioni comprensibili e giustificate, in un mondo, come quello “indie”, paradossalmente molto più strano per quel che riguarda il pubblico piuttosto che a livello di gruppi, ma, malgrado tutto, c’è da dire che “Il sorprendente album d’esordio de I Cani” rimane tutt’ora un disco coinvolgente, simpatico e caratterizzato da diversi picchi. Che Niccolò Contessa abbia approfittato del tempo che separa un lavoro simile da quest’ultimo periodo per capire come fare a non cadere immediatamente nel baratro tipico di chi, dopo un esordio, si lascia immediatamente bruciare, appare decisamente evidente nel corso dell’ascolto di questo “Glamour“, uscito quasi all’improvviso.

È vero, sarebbe stato troppo facile darsi ad un semplice follow-up del lavoro di cui sopra, correndo il rischio di dare vita ad una copia tipo carta carbone neanche eccelsa, ma compiere autentici autogol del genere cozza con quello che è il tentativo di maturazione che emerge immediatamente una volta partito l’ascolto. Oltre all’Introduzione, di ottimo stampo baustelliano, a dare lustro al tutto sono presenti Corso Trieste, eseguita con gli amici Gazebo Penguins, proclama ossessivo prossimo ad un’evoluzione ben sorretta dalla carica post-hardcore che ha sempre caratterizzato il trio di Correggio, una FBYC (S F O R T U N A) che omaggia la band di Jacopo Lietti dando luogo ad un fuggi-fuggi di sonorità ossessivo e sereno al contempo, lo spaccato di vita di San Lorenzo, forse l’ideale contraltare della Big City Life mattafixiana, e Storia di un impiegato, unico filo conduttore con l’electro-pop del “sorprendente album d’esordio”, tra citazioni dei Diaframma e riff elettronici di ottimo impatto. Come non sono da meno lo spirito, più pop e (molto) meno electro di Storia di un artista, rappresentato dall’insolito connubio tra Piero Ciampi e Notorious B.I.G., la linea di basso che contraddistingue Lexotan e la doppietta Roma SudTheme from Koh Samui, passaggio tra ambient oscuro e soliloqui per pianoforte affidato all’amico Cristiano “Cris X” Luciani.

Perdonando alcuni nei (Non c’è niente di twee, che risulta essere una specie di outtake malriuscita, ritmica accattivante a parte, di quanto realizzato in precedenza, e Come Vera Nabokov, penalizzata da un testo non sempre all’altezza della situazione, contrariamente ad un’accettabilissima melodia), in “Glamour” non c’è dubbio che siano presenti degli spunti tali da portare I Cani fuori dal mero e straabusato concetto di hype. Un obiettivo, quello di Contessa, che è stato conseguito senza rompersi troppo le ossa, forse senza salti di qualità, ma comunque uscendo con le proprie gambe. Disponendo di un lavoro, malgrado tutto, valido.

Gustavo Tagliaferri

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