Io e il mio amore: Riccardo Sabetti

riccardo sabetti

Riccardo Sabetti, napoletano trapiantato a Roma, è stato bassista degli Argine e voce/chitarra dei Pixel, entrambe formazioni partenopee. Dal 2007 è leader degli Spiral69, con il quale ha pubblicato tre album (“A Filthy Lesson for Lovers”, “No Paint on the Wall” e “Ghosts in My Eyes“), un mini-album (“Alone“) e girato mezza Europa.

Descrivi il tuo lavoro attuale.
Vivo di musica, per come posso… Mi alterno tra gli Spiral69 e la produzione artistica di alcuni progetti emergenti. Ho una mia etichetta discografica da poco (Rehab Records), produco musiche per spot pubblicitari, sigle televisive, cinema e teatro e faccio il DJ in molti club della Capitale.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro per la musica?
L’ho fatto, nel 2011. Ho lavorato per 10 anni come barman professionista in tantissimi locali della Capitale, per un periodo ero anche assunto a tempio indeterminato come fonico per la BBC inglese per le versioni italiane delle loro trasmissioni. Stavo impazzendo, sdoppiamenti di personalità, odio profondo per il genere umano… Ho preferito fare la fame (vera) per un paio d’anni, poi qualcosa per fortuna è cambiato nella mia vita, e ora riesco a sostentarmi con solo la musica. Molta perseveranza, sudore, sacrifici e fortuna.

Come concili il lavoro e la passione per la musica?
Essendo la musica stessa il mio lavoro ho dovuto perdere la cattiva abitudine di non trattarla come tale, quindi mi prendo tante responsabilità, mi dò scadenze… La musica per me, oltre al momento creativo, è anche un’azienda di cui prendermi cura (nel modo più romantico possibile), quindi se devo registrare, partire, fare più date di seguito, interviste e altro, metto da parte il mio lato più rock ‘n’ roll e mi comporto da persona “seria”.

Quali scelte cambieresti nel tuo percorso professionale?
Credo che se potessi tornare indietro, farei le cose con più calma e in modo più ponderato. Per la paura di farmi affossare dal mio lavoro “ordinario” ho fatto scelte affrettate (come affidarmi a etichette inutili, ad esempio)… Ci vuole tempo per fare le cose fatte bene, è un dato di fatto.

Massima soddisfazione/delusione raggiunta in ambito musicale.
La massima soddisfazione è l’arrivare a lavorare e continuare ad avere a che fare con i miei miti musicali di sempre, essere stimato da loro, avere avuto la possibilità di capire che la musica è una cosa seria, non un straccio da vendere al mercato al miglior offerente. La delusione più grande è il continuo non riconoscimento in patria… Sarò ripetitivo, ma mi fa male vedere un dislivello enorme tra i nostri successi fuori dallo stivale, e l’anonimato e l’ostilità nei nostri confronti che c’è qui.

a cura di Marco Gargiulo

Io e il mio amore: storie quotidiane di musicisti coraggiosi. Racconti in prima persona di successi e fallimenti di chi si mette in gioco per lavorare di, con e per la musica.

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