Behind the Records: Black Widow

black widow records

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la Black Widow Records dalle altre etichette indipendenti italiane?

Massimo Gasperini: La Black Widow nasce nel 1990 da un’idea mia che, dopo aver visitato le più importanti fiere del disco italiane e internazionali, decido di aprire un punto importante per gli appassionati di musica rock con particolare riguardo per il progressive, l’hard-rock, il dark, il doom, i dischi rari da collezione e le ristampe. La Black Widow è unica perché innanzitutto non si considera una indie, ma semplicemente un negozio e un’etichetta discografica che lavora in proprio, ma che utilizza i maggiori distributori italiani e mondiali, e le migliori riviste e siti internet internazionali. Siamo in quattro: io, mia moglie Laura, Pino e Alberto. Produciamo, curiamo le grafiche, seguiamo le fasi di stampa, poi distribuiamo, esportiamo e promuoviamo esclusivamente quello che ci piace, per il resto ci sono gli altri.

Perché “Black Widow”?

Black Widow è una dedica all’omonimo incredibile gruppo dark-prog inglese che nel 1970 realizzò il capolavoro “Sacrifice”, seguito da altri ottimi album, che scandalizzò le platee di mezza Europa con uno show basato su tematiche esoteriche e serissime, realizzate solo dopo attenti studi sulle antiche arti magiche. Suonarono anche in Italia assieme a PFM e Yes; chi li ha visti (beati loro, e ne conosco parecchi) certamente non se li è più dimenticati.

Quando hai fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

Ho studiato l’Inghilterra molto in profondità ed ho preso un po’ da tutta la loro cultura rock con particolare attenzione per label come la Harvest, la Deram, la Virgin, la Pye, la Neon… ma soprattutto la Vertigo, che per noi resta un importante riferimento.

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Seguire la nostra passione, divertirci con la musica, fare il massimo possibile per i nostri gruppi, cercare continuamente nuove soluzioni per promuovere i nostri prodotti, tenere sempre gli occhi aperti sul mercato mondiale, dare una possibilità a chi realmente se la merita e non cedere mai a compromessi. A noi piace molto stare sempre nello spazio della musica senza tempo, quindi nessun problema a produrre il ritorno di una band anni ‘70 riunitasi oppure il primo album di una giovane band. Non esiste che la musica si cataloghi tra vecchia e nuova, la musica è semplicemente buona o non buona.

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

Può capitare una qualche collaborazione come è avvenuto con la BloodRock dell’amico Enrico Spallarossa, oppure con Lino Vairetti degli Osanna per il doppio DVD “Tempo”, ma in linea di massimo noi facciamo tutto da soli con i nostri pregi e i nostri limiti. Ci piace avere il totale controllo delle nostre realizzazioni, forse si cammina un po’ più lentamente ma si evitano tanti problemi.

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Rispondo a queste due domande simultaneamente. Ormai sappiamo che sempre più spesso è qualcosa di incontrollabile ed irreale che ci lega ad un gruppo piuttosto che ad un altro. Certo, noi scegliamo tra mille ricerche e mille ascolti, noi veniamo scelti da gruppi che decidono di contattarci, ma la decisione finale nasce quasi spontaneamente per impulsi diversi e difficilmente descrivibili a parole. So per certo che è un insieme di piccoli ma importanti particolari che alla fine fa si che un gruppo firmi per noi piuttosto che un altro, magari anche più bravo. Prova a mettere assieme educazione, personalità, cultura, intraprendenza, coraggio, classe, capacità d’immaginazione, immagini e suoni, affinità elettive, simpatia, amicizia… Tutto questo e altro determinano le scelte.

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Ogni contratto può essere diverso da un altro. Credo che non ti sia difficile capire che una cosa è trovare un accordo con una giovane band esordiente piuttosto che con una band anni ’70, che magari ha già inciso 2-3-4 album di un certo successo ed importanza storica.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best-seller?

Diciamo dalle 1000 alle 10.000 copie nel tempo con le varie ristampe. Non è detto che un album che ha venduto 1000-1500 copie non sia un successo rispetto ad uno che ha venduto il triplo, ciò dipende dalla portata del gruppo e dall’investimento fatto. Best-seller? Posso dirti che Standarte, Wicked Minds, Jacula, Pentagram, Hawkwind, Black Widow, High Tide, Antonius Rex, Le Orme, Il tempio delle clessidre, Orne, Ingranaggi della valle, Spettri… sono tra quelli che hanno venduto meglio ma non ci possiamo lamentare anche del resto, poi queste cose sono sempre in movimento.

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

Ho delle preferenze ma se permetti le tengo per me, non vorrei offendere nessuno, però posso dirti che un album al quale sono particolarmente affezionato è il primo album dei Malombra dell’amico Renato “Mercy” Carpaneto, uno dei migliori talenti che abbia incontrato nel mio cammino musicale. La sua capacità interpretativa e compositiva, unita alla sua bravura nello scrivere testi visionari e capaci di suscitare vere e profonde emozioni, per me resta unica. Negli ultimi anni le nostre strade artistiche si sono separate perché lui ha fatto altre scelte che condivido solo parzialmente, ma gli auguro tutto il meglio possibile, è un grande artista e magari un domani torneremo a fare qualcosa assieme. L’occasione poteva essere il terzo album de Il segno del comando, ma lui non ha voluto fare parte di questo progetto per motivi personali e artistici che assolutamente non mi sento di criticare, quindi il progetto è attualmente nelle mani del bassista e compositore Diego Banchero, che è stato anche membro dei Malombra. Ho avuto la fortuna di lavorare con brillanti menti musicali come Dave Brock (Hawkwind), Simon House (High Tide, Hawkwind, David Bowie), Mario Di Donato (The Black e stimato pittore), Sophya Baccini (Presence, Aradia), Clive Jones (Black Widow) Christian Decamps (Ange), Lino Vairetti (Osanna), Steve Sylvester (Death SS, Sancta Sanctorum), Sonja Kristina (Curved Air)… Mi sento fortunato ed assolutamente voglioso di proseguire questo cammino verso nuovi incontri e nuove esperienze come ad esempio è capitato di recente con i Latte e miele con i quali abbiamo avuto l’onore ed il piacere di realizzare la nuova versione completa della “Passio secundum Mattheum”, un album adorato in mezzo mondo che nel ‘73 venne addirittura suonato dal vivo al Vaticano per il Papa.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Difficile rispondere, non siamo così meticolosi nel controllare precisamente questi aspetti che comunque non ci sfuggono. È importante essere presenti alle fiere più prestigiose, come quella di Milano e Utrecht, dove si vende bene e si hanno contatti con altri venditori. Ai concerti si vende anche meglio, a volte inoltre bisogna sempre essere ben presenti in negozio. Tutto è fondamentale, soprattutto il mercato estero dove vendiamo molto, come in Germania, USA, Nord Europa e Giappone.

Come vedi in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Il disco in vinile è il passato, il presente e il futuro della musica rock. Chi vuole scaricare la musica faccia pure, ma non farà altro che collezionare il nulla e ascoltare il falso. Internet è importantissima per la ricerca, per l’ascolto di nuove band, per fare girare notizie, per la promozione e molto altro, ma la musica bisogna che sia acquistata in LP o CD se si vuole che la musica viva ancora a lungo su questa terra.

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale vi trovi in sintonia?

Ne rispettiamo qualcuna, ne ammiriamo poche, le altre ci sono indifferenti e alcune ci fanno ridere.

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Grandi album e grandi eventi dal vivo. Il FIM (Fiera Internazionale della Musica) è un esempio di situazioni che ci vedono protagonisti. Questo è un evento che potenzialmente potrà veramente cambiare la mentalità italiana, perché all’interno di questa organizzazione ci lavora gente che sa guardare oltre le difficoltà e non ha paura di rischiare di suo. Il prossimo anno avremo alcuni gruppi stranieri di grandissimo spessore, ma già quest’anno aver avuto Eddie Kramer (produttore di Jimi Hendrix, Rolling Stones, Led Zeppelin, Kiss…), Bobby Kimball (voce dei Toto) e Richerd Sinclar dei Caravan, assieme a 24 gruppi prog italiani di grande valore. Non credo sia stata cosa da poco. Per quanto riguarda le nostre prossime uscite discografiche posso annunciarti: “L’era della menzogna” dei Delirium (una dura critica al sistema politico e sociale), “II” degli Spettri (un album che veramente innalzerà il livello attuale del prog italiano), “Sabbatai Zevi” dei Witchfield (sulla figura del mistico ottomano del XVII secolo), “Ancient Rocks” degli Hounds of Hasselvander, Third Witness dei Ripper, Errata Corrige, il DVD “Live in Korea” de Il tempio delle clessidre, La fabbrica dell’assoluto, Errate Corrige, “Leviathan” degli Annot Rhul, Mithology… e altro che per ora teniamo nascosto, restate in contatto con noi!

a cura di Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

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