Swans – To Be Kind

Swans - To Be Kind

Swans - To Be Kind“Gli Swans non sbagliano mai un colpo”. Mi domando quanto abbia senso un’affermazione del genere. Mi domando dove sia il bersaglio, quale sia il premio, quale la concorrenza, chi l’avversario. Gli Swans non sbagliano mai perchè non c’è niente da sbagliare, il binomio “corretto – errato” è scomparso gradualmente dalle loro produzioni fino a creare un concetto di musica estraneo al giudizio. Se la maestosità di un’opera come “The Seer” risultava già di suo inclassificabile, come potrà “To Be Kind” essere incasellato, quasi costretto, all’interno di strutture già decodificate, già vecchie? Ovviamente è impossibile, inutile dirlo.

Nonostante “To Be Kind” sia un disco poliedrico in quanto a influenze, questa volta gli Swans – nella figura dello sfaccettato, tentacolare, mastodontico Micheal Gira – giocano molto con il blues, sventrandolo, capovolgendolo, mischiandolo alla libidine del drone, fino a farlo esplodere, mai sazi, in magnifiche aperture strumental.

La cosa che più spiazza, in “To Be Kind” è, ovviamente, la voce. Forse ancor più che nel suo predecessore, dove la chiave di volta era la sinuosa ripetizione del tutto, condensata nelle ipnotiche litanie e negli immensi spazi strumentali; qui Gira distrugge ogni barriera, plasmando a proprio piacimento il suo “vero” strumento, portandolo talmente oltre il limite che spesso lo lascia confondersi con i tappeti di noise e le derive drone, pur riuscendo sempre, in qualche modo, a riportarlo nel binario di quella storta, traballante melodia che è forse la spina dorsale del suono dei Cigni.

Nonostante le affinità con il predecessore, come la lunghezza del disco (poco più di due ore) e, soprattutto, la presenza di un brano oltre la mezz’ora (Bring the Sun/Toussaint l’ouverture), soffermarsi sulle differenze è sostanziale: se con “The Seer” gli Swans volevano palesare un nuovo tipo di musica, aprendo il vaso di pandora e cercando di domarne l’incredibile potenziale, con “To Be Kind” hanno invertito il processo, dando alla luce un album che non è un’ostentata manifestazione di forza ma il prodotto di un’involuzione, di una destrutturazione sonora, nient’altro che il miglior frutto di una band meravigliosa come solo gli Swans sanno essere.

Fabio Fiori

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