Agalloch – The Serpent & the Sphere

Agalloch - The Serpent & the Sphere

Agalloch - The Serpent & the SphereDi tutte le uscite discografiche importanti e interessanti di quest’anno quella degli Agalloch è sicuramente una delle più attese. Il combo statunitense ha sempre basato la sua proposta su un delicato equilibrio tra le varie sfaccettature del suo sound, mostrandone una diversa ad ogni nuova uscita. L’ultimo lavoro, “Marrow of the Spirit”, aveva forse fallito nel mettere in risalto qualcosa di particolare o originale, dimostrando soprattutto una lieve mancanza di idee. L’ultimo EP, “Faustian Echoes”, nonostante ricordi in parte la proposta dei The Ruins of Beverast, aveva invece risollevato un po’ le sorti del gruppo, grazie anche alla poliedricità del personaggio letterario a cui è ispirato.

In tutto questo periodo, ovviamente, è impossibile aspettarsi che gli Agalloch non siano stati influenzati dalla mareggiata di post-qualsiasicosa che ha invaso la musica estrema. Se già da “Ashes Against the Grain” se ne percepiva l’ombra sempre più ingombrante, con “The Serpent & the Sphere” se ne sente la presenza, definitiva e tangibile, non solo nelle partiture degli strumenti, ma anche nell’attitudine vera e propria dell’album. Mentre Celestial Elegy, così come Dark Matter Gods – e a loro volta la maggior parte delle altre canzoni – si limita a sfoggiare fraseggi di chitarra e ritmi di batteria tipicamente (post-)rock, la penultima Plateau of the Ages si dimostra particolarmente incline soprattutto alle tendenze stilistiche di certa “nuova” musica – in particolar modo i climax esasperati, ai cosiddetti riff a zanzara e alla loro estrema melodia. “The Serpent & the Sphere” si presenta quindi scevro di quella magia mistica, di quella forza tribale e primordiale insita nel pallido folklore delle loro prime fatiche, o della nuova energia sacrilega e miscredente di “Faustian Echoes”.

Quello che ai primi ascolti era sembrato essere un buon ritorno in auge, ascolto dopo ascolto viene ridimensionato negativamente e si dimostra un album come un altro. La musica è comunque di buon livello e il gruppo, malgrado i fisiologici saliscendi, ha già dato prova della sua maestria negli album passati; ma tutti questi climax, tutti questi riff a zanzara e tutti questi fraseggi di chitarra, oltre a essere esasperati, cominciano a diventare anche esasperanti. Qualche attento ascoltatore e lettore potrebbe ribattere che ciò, bene o male, accadeva anche in “Ashes Against the Grain” e chiedersi come mai quest’ultimo venga invece considerato uno dei migliori album della band americana. Bisogna anzitutto tenere conto del fatto che l’album del 2006 precedeva, in un certo qual modo, la post-ondata, risultando alquanto avveniristico e proponendo un connubio originale. Per contro “The Serpent & the Sphere” viene rilasciato otto anni dopo e pare riprodurre manieristicamente gli stilemi di questa corrente, di questo mix di generi, che oramai si sono stabilmente consolidati.

Edoardo Giardina

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *