Felpa – Abbandono

Felpa - Abbandono

Felpa - AbbandonoDicono che la notte porti consiglio, indipendentemente da come ci si senta in determinate circostanze. Anche quando, vittime di un’insonnia riflessa dalla luce della luna, si registrano in musica le pagine strappate di un libro, l’anatomia umana studiata con minuziosità, la condizione dell’anima, il ricordo di un’esperienza vissuta con gioia e mai abbastanza compianta, non necessariamente riconducibile ad una separazione volontaria. “Abbandono” può voler dire tante cose, “Abbandono” può squarciare il corpo di un individuo svelando il profondo dei suoi sentimenti, sinceri ed al contempo lontani da presunte dichiarazioni stantie, nate morte. “Abbandono”, semplicemente, è Felpa, dopo Magpie l’attuale monicker di Daniele Carretti, che, al di fuori dagli Offlaga Disco Pax, si rende fautore nel giro di dieci movimenti di un percorso che, dall’introduzione di Di giorno alla conclusione di Di notte, ha alla base di tutto lo shoegaze, ideale forma chiave attraverso la quale riassumere cotanto status vivendi. E, come per lo shoegaze, a fare da traino sono gli echi di una Hope Sandoval prima, durante e dopo i Mazzy Star (Non è facile, Quando poi), i Jesus and Mary Chain quasi interamente spogliati della loro anima rumorosa e rivestiti di un tocco onirico (L’ultima estate), parentesi lo-fi (Come mi vuoi), delle leggere dilatazioni post-rock (Dici che) e, tutt’attorno, tra soliloqui celanti il lato più intimo di se stessi (Solo), un’aura di stampo 60’s, quasi beatlesiana, come evidenziato soprattutto dall’intensità di un brano come Perdono. Ipotesi azzardata, ma forse più che adatta per rivelare lo spirito di un “Abbandono”, quello di Carretti, che riscalda non badando alle stagioni circostanti, ma curandosi solo del fatto di aver perseguito ogni obiettivo, dall’inizio alla fine.

Gustavo Tagliaferri

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