Eugenio Crippa – Filippo Pagani | Le stagioni della luna – Gli Opeth dal death al prog

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Eugenio Crippa - Filippo Pagani | Le stagioni della luna - Gli Opeth dal death al progTsunami, 352 p.

Due anni e mezzo dopo l’uscita del controverso “Heritage” e circa cinque mesi prima la pubblicazione della loro prossima fatica, “Pale Communion”, la Tsunami Edizioni dà alle stampe “Le stagioni della luna – Gli Opeth dal death al prog“, biografia di uno dei gruppi svedesi metal più conosciuti al mondo, scritta a quattro mani da Eugenio Crippa e Filippo Pagani. Il libro tratta con dovizia di particolari la nascita e l’ascesa di quella che col tempo è diventata la creatura di Mikael Åkerfeldt – artista che in queste pagine si palesa in tutto il suo ego spropositato – dall’esordio come band underground semisconosciuta, fino a giungere al riconoscimento mondiale e all’esperienza sotto due dei maggiori colossi discografici (Music for Nations e Roadrunner Records).

Cercando di non riassumere sterilmente la storia degli Opeth né di esprimere un giudizio sulla loro musica in una sede non appropriata, ma volendo anzi valutare il libro in quanto tale, c’è da dire che il volume in questione non è esente da difetti. Partendo da fastidiosi dettagli grafici tutto sommato trascurabili – come la prima riga di ogni capitoletto scritta totalmente in caratteri maiuscoli – si arriva a ad un ambito più strettamente stilistico. Il periodo di composizione tra “Ghost Reveries” e “Watershed”, per esempio, vide Åkerfeldt tenere una sorta di diario online sulla pagina MySpace del gruppo. Il fatto che nel capitolo sul loro album del 2008 venga riportato un gran numero di quei messaggi, lo rende un po’ prolisso e ridondante, facendolo risultare uno dei passaggi più tediosi del libro. Inoltre gli stili degli autori, almeno all’inizio, sono facilmente distinguibili e si riesce ad indovinare chi dei due abbia scritto quale capitolo. Tuttavia questo effetto, per fortuna, scema col passare delle pagine. Per concludere, lo stile da recensione – ricco di figure retoriche quali metafore, similitudini, sineddochi e metonimie – esteso ai capitoli di un libro intero, risulta a tratti pedante e dispersivo.

Dal punto di vista contenutistico, invece, non si può rimproverare molto ad Eugenio Crippa e Filippo Pagani, in quanto anni e anni di passione fan sì che la loro conoscenza del gruppo svedese sia immensamente maggiore di quella di chiunque altro – uno dei due ha addirittura pubblicato cinque numeri di una fanzine autoprodotta intitolata “Advent ‘zine” sul solo argomento Opeth. L’unica cosa poco apprezzabile sono le pagine di apertura, le quali si perdono a dipingere la scena musicale svedese a partire da Peps Bersson (artista reggae svedese), fino agli Abba e agli Europe. Salvando le righe dedicate al prog-rock e a Malmsteen – comunque decisamente più legati e consoni all’argomento di questa biografia – sarebbe stato certamente più interessante approfondire ulteriormente la scena death-metal svedese – della quale qualcosa viene detto, ma forse non abbastanza – molto originale e parallela a quella floridiana. O almeno accennare ad altri gruppi che hanno forse anche anticipato gli Opeth nella loro unione tra prog-rock e death-metal: primi tra tutti i Novembre (ai quali viene dedicato il giusto spazio solo in chiusura d’opera), seguiti a ruota – anzi, anticipati! – da Sadist, Cynic, Orphaned Land e Phlebotomized. Gli Opeth hanno certamente avuto il pregio di organizzare e razionalizzare tutte queste tendenze, ma non furono assolutamente i primi ad avventurarsi per certe vie.

Approdando per un attimo ad un registro meno freddo e più personale, sarò probabilmente sembrato eccessivamente critico, ma “Le stagioni della luna – Gli Opeth dal death al prog” è un libro, e come tale va valutato. Cionondimeno è stata una lettura piacevole, che mi ha fatto scoprire molti dettagli sconosciuti, soprattutto sulle copertine e sulla collaborazione con Steven Wilson.

Edoardo Giardina

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