Lili Refrain – Kawax

Lili Refrain - Kawax

Lili Refrain - KawaxFare la cosa giusta per conto proprio. A volte, per fare un’opera di grande caratura, o semplicemente di buon livello, può essere necessario l’intervento di una vasta cerchia di musicisti, cercando sempre di non sfociare in un barocchismo di maniera. Ma, in virtù di questo, è bene non sottovalutare il lavoro di chi ha scelto di operare in primis in solitaria, tanto in fatto di composizione quanto di arrangiamenti. Lili Refrain può. Può fare tutto servendosi di poco e senza mai, per questo, cadere nella scontatezza. Lili Refrain, senza computer e plug in di qualsivoglia specie, con le sue chitarre, un sapiente uso dei loops e pochi interventi esterni, ha già dimostrato molte delle sue capacità, ed ascoltare “Kawax“, tanto agognata terza opera in studio, significa assistere ad una nuova visione: quella di una creatura che sa dare vita ad un’orchestra sinfonica alle prese con riffoni heavy in Kowox, richiami che vedono congiungersi la magia della lirica e i sapori tipici delle popolazioni Tuareg in quel di Tragos, gli spettri di Eros e Thanatos, Ahura Mazda e Ahriman, che aleggiano fuori dalla mera dicotomia bene/male e fanno da specchio ai nove minuti di velato ambient e feedbacks dilatati di Echoes, oscure litanie ed urla sguaiate in una Nature Boy che non sarebbe dispiaciuta ad una Bjork oggi non più tra noi, le voci bianche di Goya, olio su tela in chiave sonora, gli arpeggi luciferini che contornano la dimensione sludge di 666 Burns, una Elephants on the Pillow che, nella sua cupezza, fa riemergere certi Nine Inch Nails dell’era “Broken”, per non parlare di una Baptism Of Fire dove gioca un ruolo fondamentale il drumming di Valerio Diamanti dei DISPO, fatto di intricatezza e variazioni a metà tra progressive e math-rock, ed altrettanto si può dire per i violini di Nicola Manzan, struggente tocco di classe per la conclusione gotica di Sycomore’s Flames. E come ad ogni brano si può immaginare la rispettiva rappresentazione artistica, ne consegue il fatto che Lili Refrain sia una Madonna bianca priva di orpelli e simbolismi venduti un tanto al chilo, scesa sul pianeta Terra nel suo stato di carne ed ossa, ed altrettanto si può dire di questo disco, consolidamento di un culto antireligioso per il quale “Kawax” funge da ulteriore strumento di solidificazione. Imprescindibile.

Gustavo Tagliaferri

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *