Io e il mio amore: Davide Tosches

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Davide Tosches, torinese, ha pubblicato tre album a suo nome (“Dove l’erba è alta“, “Il lento disgelo“, “Luci della città distante”. È titolare della Controrecords.

Descrivi il tuo lavoro attuale.
Illustratore, boscaiolo, grafico, fotografo, agricoltore.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro per la musica?
No, non ci penso neanche. Capisco che è il sogno di molti, ma diventerebbe un lavoro e quindi dovrei fare dei compromessi enormi e impegnare quasi tutto il mio tempo. A me interessa trascorrere più tempo possibile nei boschi e con la mia famiglia e scrivere la mia musica seguendo la mia visione. Personalmente considero la musica un lavoro solo quando si tratta di suonare in un’orchestra, fare il turnista, creare jingle pubblicitari o colonne sonore, tutte cose che non mi interessano, a parte le colonne sonore, ma finora nessuno me ne ha ancora commissionate e in ogni caso diventerei pazzo in pochi anni se dovessi fare solo quello. La mia musica è una parte fondamentale della mia vita e non alcuna intenzione di inquinarla con inevitabili logiche di mercato, perché se ti metti in testa di vivere esclusivamente di musica presto o tardi sarai costretto a puntare, anche solo occasionalmente, su “prodotti” anziché su opere d’arte e per me anche farlo una sola volta, sarebbe una sconfitta, un tradimento verso me stesso.

Come concili il lavoro e la passione per la musica?
Generalmente suono quando ho finito di fare le cose più importanti, perché nella vita ci sono cose più importanti rispetto a scrivere musica. Ma suono e compongo cose nuove tutti i giorni, anche solo per dieci minuti o mezz’ora quando va bene, perché come diceva Totò “è la somma che fa il totale”, e quindi quei dieci minuti o mezz’ora al giorno alla fine dell’anno mettono insieme un patrimonio creativo enorme che magari non andrà a finire su nessun disco, ma sicuramente smuoverà qualche buona intuizione, delle idee, delle visioni più ampie che prima o poi torneranno utili.

Quali scelte cambieresti nel tuo percorso professionale?
Se potessi tornare indietro eviterei come la peste di lavorare per le grandi agenzie di pubblicità. La pubblicità è uno dei cardini della rovina del mondo e io mi vergogno di aver dato il mio contributo, seppur minimo e inconsapevole con le mie illustrazioni, per far indebitare famiglie per comprarsi cazzate che non gli servivano a niente, per abbattere foreste, per creare inquinamento e molto altro. È violenza della peggior specie e io per qualche anno, senza rendermene conto, ho fatto la stessa cosa che facevano molti generali nazisti che non si accorgevano a quale orrore stavano partecipando. Certo, il paragone può sembrare un po’ azzardato, ma dietro ad una pagina intera di una campagna pubblicitaria milionaria su un quotidiano con una mia illustrazione o di un altro idiota, magari per vendere l’acqua (una vera follia, come si fa a vendere acqua?), ci sono tante persone che altrove, tutti i giorni nel mondo, muoiono di sete. E noi ci facciamo belli e spendiamo un sacco di soldi grazie a stupidaggini del tipo “l’acqua più leggera d’Europa” oppure “l’acqua che elimina l’acqua”. Ma vaffanculo.

Massima soddisfazione/delusione raggiunta in ambito musicale.
Non saprei, non riesco a dare così importanza a queste cose, non ci ho mai pensato, poter fare musica tutti i giorni è già una soddisfazione enorme e delusioni non ne ho mai avute perché non mi aspetto chissà cosa. Forse l’unica soddisfazione che sento che mi manca è quella di fare il testimonial per qualche pubblicità di trattori o motoseghe. Ah no, pubblicità, niente, non m’interessa.

a cura di Marco Gargiulo

Io e il mio amore: storie quotidiane di musicisti coraggiosi. Racconti in prima persona di successi e fallimenti di chi si mette in gioco per lavorare di, con e per la musica.

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