Francesco Di Bella & Ballads Cafè – s/t

Francesco Di Bella & Ballads Cafè - s/t

Francesco Di Bella & Ballads Cafè - s/tAlla fine, dopo tanto silenzio, doveva succedere. L’abbandono del proprio gruppo madre, ancora non sufficientemente chiaro se definitivo o meno, ma certamente molto sofferto. Per Francesco Di Bella deve essere stato molto duro scegliere cosa fare dei 24 Grana in un momento del genere, dove ad avere la meglio è l’introspezione, la voglia di respirare aria nuova. Ballads, in fin dei conti, è nato come una ricerca del proprio io effettuata tramite una rilettura di quanto cantato precedentemente e di repertorio altrui, e così il suo Cafè, condiviso con artisti come il chitarrista Alfonso “Fofò” Bruno, Daniele Sinigallia e il compagno di quelle stesse passate avventure Alessandro Innaro. Dopo tanti concerti effettuati in giro per lo stivale un sunto generale da effettuare in studio era più che dovuto, come incipit di una nuova avventura. Una missione molto difficile, quella di riadattare i brani del repertorio passato al senso della stessa senza creare banalissime copie malriuscite, ma fortunatamente tale raggiungere più volte il suo obiettivo: come alcuni di questi trovano le loro adeguate versioni soft, vedesi Vesto sempre uguale e una La costanza dal tono maggiormente reggae, Carcere, dalla murder ballad che era in origine, acquista un tocco maggiormente southern, per quanto privata della strofa finale, e così Kevlar, intensa quanto basta, una Luntano che, ridotta all’osso, butta un occhio alla The Great Gig in the Sky di floydiana memoria e soprattutto Canto pe’ nun suffrì, che guadagna una maggiore intensità, mentre, se Accireme, pur non cambiando molto rispetto al contesto originale, fa sempre la sua ottima figura, meno convincenti sono invece Introdub e Resto acciso, gradevolissime ma non ai livelli delle originali. Un plauso, invece, lo merita l’inedito del 2008 Napule se sceta, dove la voce di Di Bella e il pianoforte di Andrea “Fish” Pesce danno luogo ad un’atmosfera sofferta e soffusa, specchio di una città che, oggi come ieri, sa come alzare la testa, in fatto di arte e soprattutto in fatto di vita. Una vita, allo stesso tempo, felicemente riscontrabile in un disco dove il nostro sa come proiettarsi verso nuove emozioni, nuovi viaggi, che si spera possano essere soddisfacenti tanto per lui quanto per il Ballads Cafè. Sarà difficile scrollarsi di dosso i ricordi delle sensazioni provate precedentemente, ma tanto vale provarci.

Gustavo Tagliaferri

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