Il tempo di raccogliere: intervista a Maria Antonietta

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Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta, dopo un primo disco prodotto da Dario Brunori pubblica il secondo album “Sassi” per La Tempesta, dimostrando una notevole maturità seppur nascosta da un’estetica ribelle che fin dall’esordio la caratterizza. “Sassi” è come una breccia aperta nel suo mondo, che rispetto al 2011 è in parte cambiato, ma non per questo vissuto con meno energia.

Iniziamo dall’evidente cambio di band: come ti ha influenzato musicalmente rispetto al tuo precedente disco? Essenzialmente cos’è cambiato?

Tendenzialmente non ho mai avuto una band. Nel senso che io faccio le cose da sola nell’autonomia e poi live mi faccio accompagnare da una band che cambia sempre. Le persone che hanno partecipato alla produzione di questo ultimo disco “Sassi” non sono le persone che suonano con me in questo tour… Solo Giovanni (Imparato, dei Chewingum, ndr) Ma Marco (Imparato, dei Dadamatto, ndr) che è colui che ha seguito tutti gli arrangiamenti non suona con me live. Sono Marco e Giovanni semmai che hanno influenzato la direzione che ha preso questo disco, che mi hanno aiutata e hanno aiutato le canzoni. Insieme abbiamo remato verso la purezza e l’assenza di patine nella più totale anarchia.

Che effetto ti fa lavorare con un’etichetta come La Tempesta?

Ne sono felice.

Le tendenze in Italia sembrano muoversi in direzioni che una ristretta parte di persone aveva sempre seguito. Credi che questo possa contribuire alla diffusione dei tuoi dischi o è solo un elemento di disturbo? Insomma, come interpreti l’ambiente circostante in relazione alle tue canzoni?

Cerco di non interpretarlo, scrivo.

Ognuno di noi ha degli elementi ricorrenti nella propria memoria, che di conseguenza si ripetono nelle proprie composizioni. I giardini credo siano per te uno di quelli, basta pensare al video di Animali, il parco dell’estate del ’93 del tuo primo disco, o Giardino Comunale. Sono gli stessi giardini, ovvero hanno lo stesso significato, nel tuo immaginario?

Direi di sì, ora che mi ci fai riflettere. Non l’avevo mai razionalizzato ma in fondo il giardinetto comunale di cui parlo in Estate ’93 e che mi ricorda la felicità della mia infanzia a Pesaro a Villa San Martino quando facevo l’asilo è lo stesso di Giardino comunale. Quello in cui crescono gli alberi che non hanno nulla da dimostrare agli altri, esistono e già solo esistendo dimostrano.

Di quali altre immagini nei tuoi ricordi credi non potresti fare a meno?

Delle mie vacanze sui Monti Sibillini con la tenda quando avevo pochi anni per esempio, dei primi appuntamenti col mio fidanzato, delle notti passate a dormire in sala prove con la neve fuori quando non stavo troppo bene. Insomma cose belle e brutte, cose da conservare.

Com’è per te girare video? Oramai ne hai fatto più di uno.

Sempre una sfida a realizzare sempre di più quello che ho nella testa, e non è facile.

Il video di Animali ha preceduto di alcuni mesi l’uscita “Sassi”. Le altre canzoni sono state composte successivamente?

No, son state composte tutte più o meno parallelamente.

Parlando ancora del video, le formiche hanno un particolare significato? A me fanno pensare a una scena di “Old Boy”, il film di Park Chan-wook. Anche il gatto è veramente bellissimo, da dove è spuntato fuori?

Nessun particolare significato, se non il ramificarsi dell’Universo, e la sua energia più pura che si esplica negli animali.

Parlando di un altro video, quello di Giardino comunale, mi ha ricordato quello di Monkey Eats Bananas di Princess Chelsea, per gli effetti grafici vintage e l’acquario di pesci rossi. Ma non credo sia sicuramente l’unico video di questo tipo. Chi ti ha influenzato in questo tipo di estetica?

Non saprei, è stato un capriccio quello del green screen, forse legato alla mia passione per il collage. Il principio è un po’ lo stesso: accostare immagini lontanissime per creare della surrealtà.

“Sassi”, come hai detto più volte, parla di verità. Ma per te cos’è – davvero – la verità?

Agire e parlare per come ti senti senza temere il giudizio degli altri, credere in una cosa e perseguirla ad ogni costo andando diritto.

All’autoaffermazione (“Sono bella, sono anche intelligente”) e la carica energica di Ossa si contrappone il testo di Molto presto: “Io se fossi diversa/Io se fossi intelligente”. Anche musicalmente le due canzoni sono agli antipodi. Provocazione o cronologicamente situate in momenti diversi?

In realtà sono profondamente collegate queste due frasi, questi due sentimenti. Proprio perché a volte non ti senti né bella né intelligente per mille ragioni, hai bisogno di urlare al mondo il contrario, farti forza, ricordarti che anche se il mondo a volte vuole conquistarti e sconfiggerti sarai tu che lo conquisterai ribellandoti a tutte quelle bocche che dicono che tu non te le meriti le cose che hai. Perché io le merito eccome.

In buona parte del disco – anche se in sostanza è intriso per lo più da sentimenti positivi – nei testi attacchi chi in passato sembra averti attaccato. Delle volte questa difesa appare riferita a una massa più generale, come in Tra me e tutte le cose, delle altre può rimanere il dubbio, come in “Sassi”, in altre il destinatario è evidentemente unico, come in Il diavolo. Come spiegheresti ciò?

Diciamo che a volte mi riferisco a una persona in particolare, altre volte a un più generico “voi”, è vero. Nel disco sono esplorati sentimenti molto negativi e terribili, però sono esplorati in maniera differente rispetto al disco precedente, con maggior distacco, ma ciò non vuol dire meno violenza… Vuol dire solo maggior profondità di analisi.

Come e quanto ti ha influenzato l’ambiente circostante nel consolidare il tuo rapporto con la religione? Dò per scontato ovviamente che questo non sia riconducibile a pressioni esterne, ma mi chiedevo piuttosto quale fosse stato il percorso che t’ha portato a parlare nelle tue canzoni – oltre che di amore, animali, aspirine, alcool, etc – anche a parlare di Gesù.

Gesù c’è sempre stato nelle mie canzoni, ma più che di Gesù parlerei di Dio inteso come categoria dell’eternità. Nella vita delle persone ci sono le aspirine e c’è l’eternità, c’è l’amore e ci sono le galassie… Non mi sembra che un aspetto escluda l’altro, anche perché sono complementari non sono antitetici. È sempre stato così nelle mie canzoni, perché così è sempre stato nella mia vita.

Valentina Guerriero

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