Io e il mio amore: Toni Bruna

toni bruna

Toni Bruna, triestino, esordisce con l’album “Formigole”, cantato interamente nel proprio dialetto.

Descrivi il tuo lavoro attuale.
Secondo più di un dizionario il lavoro é “qualsiasi esplicazione di energia volta a un fine determinato”. Io ho molti fini determinati e quindi mi tocca di fare vari lavori. Ho anche fini meno determinati ma che mi danno parecchio lavoro ugualmente.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro per la musica?
La musica é essa stessa lavoro, il più difficile dei lavori per me. Ho pensato di lasciar la musica molte volte per dedicarmi al resto ma, pur provando e riprovando, non mi é ancora riuscito.

Come concili il lavoro e la passione per la musica?
La musica, cioé il fare musica, cioé tradurre in suono un qualchecosa che é dentro ognuno di noi e che é intraducibile, non é tanto una passione per me, ma una necessitá. Cercare di soddisfare questa necessitá risulta molte volte frustrante. Il lavoro di dare una forma sonora a delle intuizioni o a degli impulsi é molto complicato, é come dipingere un ritratto senza vederne il soggetto. Io per fortuna di professione faccio il falegname che invece, al contrario, é un attività concreta, tangibile, dove si hanno obbiettivi chiari e tecniche specifiche per ottenerli.

Quali scelte cambieresti nel tuo percorso professionale?
Non c’é niente che vorrei cambiare, ma a poter tornare indietro nel tempo mi piacerebbe aver lasciato prima la scuola cosí da potermi dedicare a perseguire quei “fini determinati” di cui sopra e di cui fanno parte anche il fare musica e il lavorare il legno. Mi pento di aver buttato via tanti anni nelle scuole italiane, aver prestato ascolto a quel gruppo di individui ignoranti, inetti e senza esperienza della vita di cui spesso é composto il corpo docente in questo paese.

Massima soddisfazione/delusione raggiunta in ambito musicale.
Massima soddisfazione: tempo fa suonammo ad un concerto del primo maggio durante il quale mi tirarono addosso un reggiseno, dei bicchieri di vino vuoti e anche pieni, dei pezzi di pane, fiori e altri oggetti di cui non ricordo bene. Dal pubblico era salito sul palco un tipo pelato e corpulento che si mise a ballare come una cubista, a petto nudo e con un aquila bicipite tatuata sulla schiena. Facemmo un pezzo dei Katastrofa che si chiama Meniamaniamerda assieme a Marco Novak che subito dopo si caló i pantaloni mostrando il culo agli astanti, e per due volte dovemmo fermare il concerto per andare a dividere la gente coinvolta in una rissa. Delusioni non ce n’é direi, piuttosto incazzature per come funzionano le cose nel mondo della musica, te le risparmio.

Foto di Janine Mapurunga

a cura di Marco Gargiulo

Io e il mio amore: storie quotidiane di musicisti coraggiosi. Racconti in prima persona di successi e fallimenti di chi si mette in gioco per lavorare di, con e per la musica.

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