Behind the Records: To Lose La Track

to lose la track

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la To Lose La Track dalle altre etichette indipendenti italiane?

Luca Benni: La frase che usavamo un tempo era: “Abbiamo deciso di iniziare a pubblicare dischi quando ci siamo stufati di sentire ottimi gruppi con ottime canzoni rimanere confinati nelle sale prove”, copiata spudoratamente dai nostri amici della Knifeville di Maniago. Alla fine del 2003, ho abbracciato la pratica dell’autoproduzione inserendomi nel panorama nazionale del circuito indipendente di allora, inteso come “do it yourself”, di label e concerti: nomi di etichette che qualcuno ricorderà, quali Knifeville, Fooltribe, Holidays, Heartfelt, Love Boat, Red Cars Go Faster, Sons of Vesta.

Perché “To Lose La Track”:

Inizialmente a Perugia c’era una band di amici di Perugia chiamata To Loose (con due ‘o’) La Track, una band che in realtà non ha mai visto la luce. Alla fine il nome era troppo bello e abbiamo deciso di usarlo, con una piccola modifica, per il nome dell’etichetta perchè oltre al gioco di parole con il cognome del pittore francese Henri de Toulouse-Lautrec, il nome contiene in sé il riferimento alla musica (track) e quello ai loser, ai perdenti, in perfetta rispondenza con l’immaginario punk.

Quando hai fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

Proprio ieri sera, rileggendo alcuni vecchi numeri di Blow Up, notavo come sono stato fortunato a “vivere” alcuni gruppi rock e alcuni periodi per me molto importanti degli anni ‘90 e oltre. Dire che sono stato plagiato da certe sonorità giunte da Washington, Louisville e Chicago durante la metà degli anni ‘90 è dir poco. Te ne cito un po’: Dischord, Touch & Go, Doghouse, Polyvinyl, Vagrant, City Slang (gran parte della roba che distribuiva Wide Records al tempo…) hanno rappresentato una vera base musicale per me, ex metallaro traviato prima dai Nirvana e poi dai Motorpsycho.

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Ci piace la musica bella (sorride, ndr).

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

In definitiva è una one-man-label. Ma poi collaboriamo con vari grafici e disegnatori (Alessandro Baronciani, Tommaso dei Verme/Dummo, Silvia Sicks, Elvira Pagliuca, Giuditta Matteucci e altri) per locandine, copertine e quant’altro. La mia fidanzata mi da una mano con l’ufficio stampa e la promozione. Mia sorella mi aiuta con le cartelle stampa, i pacchetti postali e così via. Poi ogni band che produciamo entra in pratica all’interno della “famiglia” e si deve sentire inglobata in questo processo del “do it yourself” ingrandito e aggiornato al 2014 e quindi insieme si lavora alla promozione, a cercare i concerti, a creare le occasioni. Visto poi che con il lavoro che occupa gran parte del tempo settimanale non riesco più a girare per concerti come una volta, per la distribuzione ci siamo affidati ad Audioglobe, da Firenze, che ha sposato il progetto. Poi ovviamente restano gli scambi ai concerti e quelli in Poste Italiane, con altri mailorder italiani ed esteri.

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

Sul sito della To Lose La Track chiarisco di avere una politica ben precisa in quanto ai gruppi da mettere sotto contratto, con citazione per Andrea Pomini ai tempi della Love Boat. Purtroppo non abbiamo soldi da spendere, i dischi non si vendono più, è un’attività in perdita, qualche soldo che mi gioco in dischi da stampare invece che andarmene in vacanza. Non ho voglia di scoprire la next big thing. Meglio stampare i dischi degli amici che hanno qualcosa da dire e che si sbattono e che si danno da fare per portare avanti la propria musica.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Ci arrivano mail tutti i giorni e a volte faccio fatica a trovare il tempo per ascoltare tutto. Devo rispondere ancora a decine di email. Come ho scritto anche oggi ad un ragazzo via mail, non facciamo produzioni a scatola chiusa partendo da una mail. Ci piace collaborare invece con gente che oltre ad essere musicista si sbatte per la musica, organizza concerti, fa cose, etc. Ecco la chiave di volta, FARE. Se anche voi FATE qualcosa, prima o poi ci si incontrerà per strada, magari ad un vostro festival, magari ad un nostro concerto. Forse è questo il concetto di “scena”?

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Una stretta di mano è un accordo valido. To Lose La Track si occupa della stampa delle copie, la band della produzione del master finito, poi tutto il resto dipende da band a band, vediamo quello che c’è da fare e si fa. Diamo ad ogni band un numero cospicuo di copie, non chiediamo percentuali sulle loro vendite.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best­seller?

Stampiamo dalle 300 alle 500 copie a titolo/formato e dipende sempre dal gruppo e dal genere proposto. Di cassette ad esempio ne stampiamo circa 100 a release invece. Ti posso dire che di “LEGNA” dei Gazebo Penguins abbiamo terminato due tirature di cd da 500 copie l’una e quella del vinile (300 copie) è finita da un pezzo: attualmente è il nostro titolo che in Italia ha venduto di più. Numericamente “Knots” dei Crash of Rhinos, ha venduto di più e il vinile è stato ristampato di nuovo, ma va considerato che parliamo di tre mercati, quello inglese, italiano e americano.

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

I dischi sono come i figli e quindi non ne esiste uno preferito, ma lo sono tutti. Ti posso dire che siamo stati orgogliosi di collaborare con 3 gruppi provenienti da fuori Italia: Crash of Rhinos (RIP, che non hanno bisogno di presentazioni, UK) e Delta Sleep (sempre UK, di cui abbiamo curato la ristampa in vinile del primo album e dovremmo collaborare anche per l’uscita del secondo, imminente) e S U R V I V E dagli USA, Austin in Texas per la precisione, per la stampa di un 7″ della Serie Elettronica di To Lose La Track: proprio loro, sebbene il loro album di esordio sia stato pubblicato da un’altra etichetta italiana, la Mannequin, sono ancora poco conosciuti in Italia, abbiamo quasi finito tutte le copie ma vendute per lo più in USA, Inghilterra e Giappone, invece è un gruppo che super merita! Prego guardare il questo video, registrato alla fabbrica della Moog durante il Moogfest.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Negozi e mailorder online: 30% (di questi 10% i negozi normali, 20% i mailorder online come Amazon etc; in entrambi passano tutti per il nostro distributore Audioglobe) Il nostro sito: 30%. Ai concerti delle band e ai festival: 40%.

Come vedi in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Ai noi piace molto l’accoppiata free download più vinile. Non so leggere la sfera di cristallo ma credo che la musica di consumo abbiamo raggiunto il massimo della smaterializzazione con lo streaming. Mentre, d’altro lato, la musica “fisica” ha ritrovato la propria dimensione nella produzione del vinile. Quindi per ora direi che per un po’ di tempo si proseguirà verso queste strade, sempre più collegate fra loro, con cultori e nostalgici in aumento. È interessante constatare quando si parla con i kids più giovani ai concerti che questi, seguendo etichette e gruppi come i nostri, iniziano a capire l’importanza di supportare le band con l’acquisto del supporto fisico musicale (sia esso cd, vinile o cassetta) e anche la bellezza e la meraviglia del supporto in vinile: mi piace pensare che stiamo creando un po’ di coscienza in questi “nuovi” ascoltatori.

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale vi trovi in sintonia?

Tutte quelle con cui collaboriamo perchè c’è unione di intenti e si cerca di fare il bene dei gruppi con cui collaboriamo. L’elenco è davvero lungo da sud (Fallo Dischi, da Napoli) a nord (Neat is murder e Flying Kids da Milano).

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

A brevissimo uscirà il primo lavoro, ep 12″ in vinile per DAGS!, che è il gruppo nuovo di Viole dei Minnie’s/Verme, cantanto in inglese molto ammerigano e molto bello. Poi a settembre/ottobre due release molto importanti ed impegnative per noi: il nuovo lavoro dei Valerian Swing, da Correggio, che si sono affidati a To Lose La Track per l’uscita del nuovo bellissimo album. Inoltre pubblicheremo anche il tributo elettronico a John Carpenter ad opera di Crimea-X (Jukka dei Giardini di mirò e Dj Rocca) in collaborazione con Hell Yeah che è un disco che ci fa venire i brividoni solo a pensarci. Poi nel 2015 sono 10 anni che To Lose La Track quindi aspettatevi di tutto!

a cura di Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *