11 cover per… Pierpaolo Capovilla (Il teatro degli orrori, One Dimensional Man)

pierpaolo capovilla

Il personaggio è di quelli che non lasciano indifferenti. O lo si ama o lo si odia, senza misure intermedie. A voi la scelta: sperticarsi le mani per le sue interpretazioni canore o per il lirismo anche politicamente impegnato dei suoi testi, oppure criticarlo per le stesse ragioni. Ladies and gentlemen, Pierpaolo Capovilla. Che, lo ricordiamo ai più distrattoni tra noi, a maggio ha dato alla luce la sua prima fatica solista (“Obtorto collo”), dopo quasi vent’anni – e otto album pubblicati – tra One Dimensional Man e Teatro degli Orrori. Una fatica attesa dai più, dopo che il passaggio dall’inglese (ODM) all’italiano (TDO) per la scrittura delle liriche ne aveva messo in luce il caratteristico songwriting. E soprattutto dopo alcuni reading in giro per l’Italia dedicati al poeta russo Majakovskij e al mai dimenticato Pier Paolo Pasolini. Questa è la sua playlist, buon ascolto!

Nick Cave and the Bad Seeds – A Box for Black Paul (da “From Her To Eternity”, 1984)

Canzone scura, tenebrosa e disperata. Il miglior Nick Cave di sempre, ispirato, doloroso, blues come non mai. Lo vidi a Firenze, in un locale minuscolo, nel 1984: non avevo che 17 anni, ma mi cambi la vita.

Bob DylanBallad of Hollis Brown (da “The Times They Are a-Changin'”, 1964)

Amo il Bob Dylan degli esordi, per quella sua incredibile capacità di narrare in profondità i mali e le contraddizioni della società americana. Questa ballata racconta la storia di un uomo poverissimo, senza lavoro, che osserva moglie e figlie patire la fame. Spende gli ultimi dollari per caricare il revolver. Canzone sconvolgente, termina con un verso meraviglioso: “Ci sono sette persone morte in una fattoria in Sud Dakota, da qualche parte nelle vicinanze, ce ne sono sette … appena nate”.

Clock DVABeautiful Losers (da “Advantage”, 1982)

I Clock DVA furono la più interessante band della new wave inglese anni ’80. Beautiful Losers apre il loro disco più noto, “Advantage”, il capolavoro. Quanta nostalgia per questa musica così moderna che, ascoltata oggi, sembra sia stata appena pubblicata.

Leonard CohenAvalanche (da “Songs of Love and Hate”, 1971)

Cohen fu un vero poeta della canzone. Avalanche è il pezzo che apre “Songs of Love and Hate”, pietra miliare della canzone d’autore. Musica per pochi, ma che ebbe un successo enorme. Un caso più unico che raro.

Scott WalkerA Lover Loves (da The Drift, 2006)

La voce più bella della storia del rock. La canzone d’amore e solitudine più triste mai concepita.

The Jesus LizardElegy (da “Down”, 1994)

Amo questa canzone per l’affezione che induce in chi l’ascolta. Parla del rapporto fra un figlio e i suoi anziani genitori. “Proprio quando stavate imparando a sorridere ancora, sar io colui che vi insegnerà a piangere di nuovo”. Poesia di una delle rock band più massimaliste di sempre.

Tom WaitsA Little Rain (da “Bone Machine”, 1992)

Che dire di questa dolce ed affettuosissima canzone. Una ragazzina torna a casa da scuola sotto una lieve pioggerellina. Accetta un passaggio da uno sconosciuto, e non tornerà mai più. L’America violenta narrata dal più grande bluesman contemporaneo.

John Martyn – Ballad Of an Elder Woman (da “London Conversation”, 1967)

Che voce! Che voce! John Martyn, scomparso nel 2009, fu un interprete d’eccezione e uno scrittore impareggiabile. Ballad of an Elder Woman racconta, con grande amorevolezza, la storia di una donna alcolista, che invecchia piano, in solitudine. Di una bellezza straziante.

Peter HammillWilhelmina (da “The Silent Corner and the Empty Stage”, 1974)

Insomma, come per Martyn o Walker, amo le voci d’eccezione, quelle che riconosci al volo per timbro e capacità performativa. Wilhelmina è appena nata. Il padre le dedica questa triste canzone mettendola in guardia dai mali del mondo, ed invitandola metaforicamente a non rinunciare mai alla magia dell’infanzia. Bella e basta.

Rufus WainwrightGoing to a Town (da “Release the Stars”. 2007)

Che dire di questa canzone? Rufus, icona gay contemporanea, canta come nessuno oggi, e Going to a Town paradossalmente è diventata un “must” per i reduci di guerra americani. “Sono stanco di te, America. Lasciami vivere…”. Sorprendente.

Steve WinwoodHorizon (da “About Time”, 2003)

Non poteva mancare Winwood in questo fantomatico cover-album. Horizon è fra le sua canzoni più felici. Leggiadra, suonata da degli Dei dell’arrangiamento, cantata con quel vigore e quella dolcezza caratteristiche di questo artista senza tempo.

a cura di Christian Gargiulo

11 cover per… funziona così: un(a) musicista sceglie le undici, altrui canzoni che inserirebbe in un suo personale album di cover e per ogni scelta fatta ci spiega il motivo. Senza alcun tipo di limite: né di genere né di nazionalità né di periodo storico.

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