Terje Nordgarden – Dieci

TerjeNordgarden_Dieci_cover_web (FILEminimizer)Alla faccia di quelli che disprezzano il rock indipendente italiano. C’è un norvegese che non solo vive in Italia da dieci anni, ma apprezza la scena underground al punto da onorarla con delle cover. Non si sta parlando di uno sprovveduto, ma di un amante di coloro che hanno fatto grande il songwriting in lingua inglese nel secolo scorso (Bruce Springsteen, Bob Dylan, Nick Drake, Elliott Smith): stiamo parlando di Terje Nordgarden.

Per questi dieci anni di vita, di viaggi tra Italia e Norvegia, di incontri dal nord al sud della penisola, di avventure ed amicizie, il cantautore norvegese ha miscelato folk, rock e blues per la rilettura di dieci brani, con l’intento di rendere omaggio alla lingua, alla canzone italiana e a quella che ormai può essere vista come la sua seconda casa.

Con un maggior accento blues colpisce dritto al cuore cantando Non è la California di Iacampo; mescolando folk e rock La mia rivoluzione di Marco Parente riesce ad essere una ballata malinconica ma senza rinunciare a chitarre taglienti; Invisibile di Cristina Donà diventa minimale (solo piano e voce) e struggente; Cerchi nell’acqua di Paolo Benvegnù scava in fondo all’anima con un andamento lento, il cantato che rimanda a Jeff Buckley e le chitarre à la Neil Young; colpiscono meno cover come La canzone dei cani di Cesare Basile (che ha condiviso la produzione artistica del disco) o Miele di Paolo Mei ma, in compenso, colpisce in positivo la scelta sui generis di coverizzare Dove mi perdo di Grazia di Michele e La realtà non esiste di Claudio Rocchi, che viene “rivestita” di psichedelia.

Ringraziamo Nordgarden per l’omaggio, la capacità di esser riuscito a prendere il meglio da questo legame con l’Italia, per averci dimostrato che dopo tanti artisti italiani fuggiti all’estero per farsi conoscere, c’è anche chi sceglie la strada inversa per ritrovarsi tra le mani qualcosa di bello.

Pur non essendo amanti di cover, questo disco potrebbe regalare ai più delle belle sensazioni perché ci sono brani decisamente riusciti, perché è un album di cover ricco di significato (dalla scelta dei brani all’interpretazione e all’impronta personale che viene data al brano), perché quell’accento scandinavo che lo caratterizza, dà un’impronta romantica al tutto. Un lavoro sentito, intenso e coraggioso, in cui si avverte l’amore che l’autore nutre nei confronti del nostro Paese.

Carmelina Casamassa

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