Io e il mio amore: Andrea Casali

andrea casali

Andrea Casali, bergamasco, è titolare di tre album (“Dieci tracce”, “Tutti dicono guardiamo avanti”, “La linea che sta al centro“) pubblicati con lo pseudonimo di Caso.

Descrivi il tuo lavoro attuale.
Lavoro da nove anni nel centro storico di Bergamo, faccio il barista. Da tre anni dietro le spine del locale di un birrificio artigianale. Incontro un sacco di gente, alcuni clienti fissi e tantissimi turisti italiani e non. Consiglio birre e abbinamenti con i piatti, mi occupo della mescita, lavo piatti e bicchieri, scelgo i dischi da mandare in sottofondo, cerco di far stare bene gli avventori e incasso. Ho un contratto di “quasi tempo pieno” in orari prevalentemente serali, contratto vicino alla scadenza.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro per la musica?
Penso che scrivere canzoni e portarle in giro sia un mestiere, un insieme di abilità e sforzi a cui do un valore. Per l’idraulico il valore è il corrispettivo economico che può imporre a prestazione finita, per me non è solo quello e raramente lo scelgo io. Sono convinto che un disco, come un libro o un quadro, non sia meno importante di un rubinetto funzionante, ma faccio parte di una minoranza. Quindi con quello che avanza dai concerti e dai dischi venduti, compro altri dischi, altri libri, vado ad altri concerti, magari pago pure la riparazione della lavatrice, un mese di affitto se va bene, ma qualcosa resta sempre scoperto. Se ci penso, i brevi periodi in cui mi sono dedicato completamente alla musica è stato perché il lavoro aveva lasciato me.

Come concili il lavoro e la passione per la musica?
Lavorando la sera e spesso il fine settimana sono costretto a programmare tutto con grande anticipo. Ore di permesso, ferie e cambi turno sono stati per anni fondamentali. Ultimamente mi sono stati meno concessi e ho dovuto rifiutare anche alcune proposte. La flessibilità al dipendente è spesso richiesta ma raramente concessa. Per questo ho già iniziato a rimescolare mentalmente le carte e pensare ad una soluzione alternativa, qualcosa che possa adattarsi meglio a me stesso. Mi va di dire una frase amara che spiega bene i miei pensieri di questo momento, non è mia, la rubo da un libro letto da poco: “Quando riesci a fare qualcosa che ti rende felice, la gente non te lo perdona mai.”

Quali scelte cambieresti nel tuo percorso professionale?
In ambito lavorativo mi sono spesso accontentato. A volte sono stato troppo disponibile e accondiscendente, potessi tornare ad alcune esperienze passate non nasconderei tra i denti diversi “vaffanculo”. Nella musica invece ho fatto un percorso molto naturale, a piccoli passi e senza compromessi: ho sempre fatto come volevo. Se riascolto un mio disco a distanza di anni ci vedo molti difetti ma non li cambierei, anche quelli fanno parte della mia fotografia di quello specifico periodo. Anche sul palco non cambierei molto, errori e soddisfazioni costruiscono l’esperienza; sono orgoglioso di essermi sempre proposto in maniera trasparente, senza artifici o maschere. Ne sono convinto: non cambierei nulla.

Massima soddisfazione/delusione raggiunta in ambito musicale.
Ho una specie di elenco mentale dei “sempre presenti”, persone sparse per l’Italia che hanno visto un sacco di miei concerti e continuano ad esserci ogni volta che suono nella loro zona anche a distanza di anni. In molti di questi casi le canzoni sono state veicolo per un contatto più umano, ci hanno concesso di riconoscerci come simili e in alcuni casi di stringere amicizie durature.

a cura di Marco Gargiulo

Io e il mio amore: storie quotidiane di musicisti coraggiosi. Racconti in prima persona di successi e fallimenti di chi si mette in gioco per lavorare di, con e per la musica.

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