Deadburger Factory – La fisica delle nuvole

Deadburger Factory - La fisica delle nuvole

Outsider, uomini senza tempo. Non li incontri tutti i giorni personaggi come Vittorio Nistri ed Alessandro Casini, i due figuri che si celano dietro il progetto Deadburger, da sempre mossisi verso ambienti diversi tra loro, ma con risultati sempre di tutto rispetto. Cosa potrebbe succedere, però, se un’idea simile si ampliasse fino a diventare un vero e proprio laboratorio? La Deadburger Factory, giustappunto. E, in quanto ricettacolo ideale per altrettanti outsiders come loro, può diventare anche la casa per tre dischi tanto legati quanto contemporaneamente separati tra loro? Se il risultato è un cofanetto come “La fisica delle nuvole“, la certezza è assodata. Con la complicità dei ragazzi di casa Snowdonia, poi, viene naturale interpretare ognuno dei lavori come un modo diverso di evadere dal mondo circostante facendo leva sui propri punti di riferimento, non solo fonti di ispirazione, ma anche e soprattutto obiettivi che risultano essere pienamente centrati.

“Puro nylon (100%)”

Lo spettacolo, il teatro. Le parole chiavi attraverso cui iniziare a vedere l’opera in analisi. La poesia al centro di tutto, ma soprattutto un copione il cui responsabile principale è il collega Tony Vivona. “Puro Nylon (100%)” quanto condiviso con il gruppo. Se 1940/Madre è un electro-rock in cui le voci di Simone Tilli, Irene Orrigo e Odette Di Maio (Soon, Miss O) fanno il loro, è un tripudio d’archi a gettare le stesse basi che serviranno poi per tessere abilmente le loro trame quando c’è da distruggere per costruire, rimaneggiare le idee di Erik Satie, nella sottigliezza di Re, nel labirinto nel quale si cela il viaggio interstellare e sotterraneo di L’inganno/Il poeta, nell’elettricità che sprigiona Ciò che la pelle spiega. E mentre Obsoleto Blues sembra attingere dal repertorio del Fausto Rossi di “L’erba” per dare luogo sul finale ad un vortice di stampo dub, dove spicca il drumming dell’ex C.S.I. Pino Gulli, si prova un grande piacere nel risentire una voce mai completamente sopita come quella di Marinella Ollino, in arte Lalli, una carriera passata tra Franti ed Elìa ed arrivata ad ondeggiare tra le reminescenze slintiane di Oltre, la soffusa In ogni dove, con un Enzo Scalzi la cui tromba è memore dell’ultimo Miles Davis, e i giochi vocali della “reprise” Ancora più oltre. Aria fresca per lo spettacolo tutto. Dall’inizio alla fine.

“Microonde/Vibroplettri”

L’occultismo. Strani certi movimenti atti a promuovere un'”altra” musica made in Italy. Da qualche parte la chiamano “Italian Occult Psychedelia”, come insegnano gli Heroin In Tahiti, tra i principali portatori del verbo, e così effettivamente è, se ad avere la meglio è la forza nel dare luogo alla musica servendosi della non musica. Osservare, registrare, distorcere, manipolare, nello stesso disco e secondo il pensiero, rispettivamente, di Nistri e Casini. E se l’ideale archetipo, nel caso di “Microonde”, è riscontrabile nella conferma definitiva della Strategia del topo, introdotta dai droni assassini, prossimi ad un’esplosione di La mia vita dentro il forno a microonde e riassumibile in una sinfonia voodoo-tribale di sette minuti, altrettanto compiono le vibrazioni di Magnetron anticipando l’ambient di Micronauta. Così come l’ascolto di “Vibroplettri” equivale all’iniezione di una flebo a base di un frullato di Jimi Hendrix, Funkadelic, Steppenwolf e Carlos Santana mescolati in un calderone, come si evince dagli wah-wah infernali che fanno capolino nel contesto fatto di percussioni africane di Il dentista di Tangeri, il blues demoniaco tinto di feedback a go-go di Cuore di rana, transistors e forme isolate di drum’n’bass al raggiungimento di Dr. Quatermass, I Presume, il graduale ritorno alla pace e alla quiete di Arando i campi di vetro. Un tour de force ostico da intraprendere senza pensarci troppo.

“La fisica delle nuvole”

La forma canzone. I Deadburger intesi come Deadburger. Non due, ma otto elementi che si ritrovano in perfetta continuità e hanno al centro di tutto la voce di Tilli. Un cuore che, contemporaneamente, rappresenta il punto di arrivo di “La fisica delle nuvole”: un songwriting che si plasma e tende una mano verso la musica d’autore, mentre il narrato introduttivo della title track fa da presagio ad un’improvvisa virata verso un etno-rock insolito, stralunato, incentrato sulla continua rottura di barriere, come si evince dalla coda di Amber, dalla jazzata Il mare è scomparso e dai suoi sussurrii, memori di sonorità parigine, ma soprattutto da Cose che si rompono, sospesa tra vocalizzi quasi punk e un’illustre partecipazione alla voce come quella di Paolo Benvegnù, senza nulla togliere al connubio tra funk e sghembo folk-blues di matrice waitsiana di Bruciando il piccolo padre e alla jam con tinte progressive di Deposito 423. E poi il trionfo della quiete, nell’intervallo della lieve Wormhole e nella chiusura che sembra ripercorrere quanto realizzato precedentemente. C’è ancora vita su Marte, si chiedevano i ragazzi un tempo, e lo dicono tutt’ora, con un’altra magnifica presenza, quella di Giulia Sarno, meglio nota come unePassante, in un soave duetto con lo stesso Benvegnù.

In senso storico, una triplice alleanza rafforzata per bene. In senso musical- scientifico, un esperimento riuscitissimo, davanti al quale viene doverosamente da ammettere che di musica italiana simile ce ne sia più che mai bisogno, in quanto il faraonico risultato si rivela essere di altissima caratura su tutti i fronti, senza alcuna sbavatura di troppo, e i Deadburger, come tutti coloro che hanno dato luogo a cotanto laboratorio sonoro, dimostrano di costituire una prova determinante di quell’immaginazione al potere tanto desiderata quanto ancora viva. Il tutto mentre a fare da ciliegina sulla torta sono le pagine di un libretto il cui ineccepibile artwork è firmato Paolo Bacilieri.

Gustavo Tagliaferri

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