John Garcia – s/t

John Garcia - s/t

John Garcia - s/tÈ il totem dello stoner. Kyuss, Unida, Slo Burn e altre esperienze musicali intrise di polvere e fiamme ne hanno inscritto il nome a caratteri cubitali nella storia del rock: John Garcia. In un periodo estremamente proficuo, considerato il successo della reunion dei Kyuss (senza Josh Homme) sotto il nome Vista Chino, l’artista si ripresenta sul mercato con un album a suo nome, contenente undici brani la cui composizione si è svolta in diversi momenti della propria carriera.

Compagni storici come Nick Oliveri e artisti affermati quali Danko Jones accompagnano il cantante in questo approdo del suo percorso musicale. Un’oasi dal nome inedito ma dai connotati ben riconoscibili. “John Garcia”, infatti, rappresenta una vera e propria summa di quanto propugnato dall’americano a partire da “Wretch”, il debutto dei Kyuss datato 1991: potente stoner della miglior specie, arricchito da una decisiva presenza delle radici blues e rock. La voce di Garcia è sempre unica, vivida, sciamanica. L’incalzante e potente scaletta non ha cali di tensione, alternando episodi ottimi ad altri “semplicemente” buoni, e trova quiete solamente nel conclusivo climax emozionale della dolce, atmosferica Her Bullets Energy, su cui è ospite alla chitarra Robby Krieger dei Doors. Da annoverare nei momenti più azzeccati del lotto anche Rolling Stoned, riuscita cover dei canadesi Black Mastiff.

“John Garcia” non è un capolavoro ma è senz’ombra di dubbio un grandissimo disco, capace di confermare la statura inequivocabile di un artista immenso. Non è un miraggio: il pionieristico e più fedele cantore dell’anima torbida del deserto si staglia ancora fiero tra i cactus e le dune.

Livio Ghilardi

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