Conan – Blood Eagle

Conan – Blood Eagle

Conan – Blood EagleDai libri di Robert E. Howard ai film con Arnold Schwarzenegger, e infine al doom-metal inglese: il viaggio del nome Conan può dirsi compiuto. Il barbuto trio albionico, approdato su Napalm Records, ha appena pubblicato il proprio terzo lavoro in studio, “Blood Eagle”, ancora una volta pregno di fantasy e intenti bellicosi d’altri tempi. Già, perché i Conan vanno a stuzzicare le menti dei loro ascoltatori con temi sempre cari all’immaginario metal, giocando sul sicuro e vincendo agilmente la battaglia. Sei i brani che compongono il disco, per un totale di quarantacinque minuti annichilenti. Il trio, infatti, riprende pari pari il discorso incominciato con “Monnos” e sviluppato con split ed EP: doom di rara lentezza e pesantezza, crudo, marcio, putrido ma al contempo solenne, statuario, imponente. Riff ripetuti ad oltranza in crescendo di puro pathos come nell’opener Crown of Talons o nella conclusiva Altar of Grief trovano ottimo contraltare in brani più dinamici quali Total Conquest o Horns For Teeth, per quanto dinamico possa essere un mastodontico pachiderma che marcia incurante di cosa si frapponga sul proprio percorso. Non inventano nulla stilisticamente, il cantato di Jon Davis non è trascendentale, la sezione ritmica si limita tutto sommato a ricalcare quanto espletato dalla chitarra, eppure i Conan convincono tout court grazie all’atmosfera pesantissima che riescono abilmente e facilmente a creare, sbaragliando la concorrenza. Quanta ignorante nonchalance nell’illustrare i propri desideri di distruzione. È il tripudio delle frequenze basse più sature che si possano ascoltare in circolazione. “Blood Eagle” è un pesantissimo “mazzacane” (termine con cui nei dialetti del Sud vengono indicate le pietre più grosse ed irregolari, ndr).

Livio Ghilardi

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