Io e il mio amore: Giancarlo Frigieri

giancarlo frigieri

Giancarlo Frigieri, sassolese, è stato batterista dei Julie’s Haircut e leader dei Joe Leaman (tre album all’attivo). Dal 2009 è titolare di cinque album solisti cantati in italiano (“L’età della ragione”, “Chi ha rubato le strade ai bambini?”, “I sonnambuli“, “Togliamoci il pensiero” e “Distacco“).

Descrivi il tuo lavoro attuale
Lavoro in una ceramica, in magazzino. Sono quello che sta in ufficio e coordina il lavoro degli operai di quel magazzino e in più fa le bolle e le fatture e si sobbarca i cazzi vari che ne derivano, dal coordinare tutto questo casino. E’ un lavoro dove ogni giorno sembra una follia, l’esaurimento nervoso è sempre dietro l’angolo, il linguaggio è tipicamente da camionisti, non c’è spazio per i dribbling e bisogna sempre giocare di prima.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro per la musica?
Non guadagno abbastanza. Con la musica, intendo. Finirebbe che non potrei permettermi un’auto, una cena fuori, finirei come Tognazzi in “Signore e signori buonanotte” quando faceva “mano calda 1000, mano fredda 500”.

Come concili il lavoro e la passione per la musica?
Facendo i salti mortali, limitando in maniera consistente le opportunità di suonare, cercando di far capire ai rispettivi mondi che esistono anche gli altri: ai colleghi in ceramica far capire che ogni tanto vale la pena di partire come un fucile alle 18:10 per andare a (per dire) Brescia, arrivare alle 19:45, scaricare, fare un soundcheck improvvisato, mangiare qualcosa, suonare per due ore, ricaricare dopo aver venduto qualche disco, ripartire intorno all’una per arrivare a casa alle 3 meno qualcosa e andare a letto dopo aver scaricato e fatto una doccia, verso le 3 e mezza, per poi alzarsi alle 6:45 e presentarsi di nuovo al lavoro attento e concentrato. Ai musicanti e sedicenti promoter, cercare di far capire che tutta questa tirata non è facile e quindi cercando di non mandarli a cagare quando ti dicono “eh va beh, ma non riesci proprio a essere qui per le 16?” che poi magari arriva il fonico alle 20 e comunque mi date una miseria.

Quali scelte cambieresti nel tuo percorso professionale?
Mi dispiace non aver dato retta ai miei genitori quando nei primi anni novanta, ai tempi del diploma,  mi dissero “vai uno o due anni all’estero a lavorare, tu che parli bene le lingue straniere. Poi torni.” Ma io a vent’anni ero un cretino. Più di adesso, anche se sembra difficile.

Massima soddisfazione/delusione raggiunta in ambito musicale
La soddisfazione è quando dopo una serata senti le persone che erano davanti a te che manco sapevano chi eri e hanno passato una serata piacevole e vanno a casa con qualcosa che ricorderanno volentieri. La delusione è il sapere che comunque è una sensazione effimera e non serve a niente, che il giorno dopo cadrà tutto come un castello di carte e dovrai ricominciare da capo.

a cura di Marco Gargiulo

Io e il mio amore: storie quotidiane di musicisti coraggiosi. Racconti in prima persona di successi e fallimenti di chi si mette in gioco per lavorare di, con e per la musica.

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