Tying Tiffany – Drop

tying tiffany - drop

tying tiffany - dropGuardarsi intorno. Il tutto e il nulla allo stesso tempo. Di conseguenza, guardarsi dentro ed assistere allo scorrimento di una retrospettiva del proprio passato, dalle Suicide Girls ai primi passi tra electroclash ed EBM, dark e new wave, fino alle contaminazioni con molteplici ramificazioni della musica elettronica. È qui che balza facilmente all’occhio il fascino di certe evoluzioni, specialmente se all’artista in analisi non è mai interessato basarsi sulla mera immagine, quanto, al contrario, preferire una concentrazione basata su uno stile di vita dove tanto l’estetica quanto la sostanza si muovono di pari passo. L’arte è anche questa, e per Tying Tiffany da una parte è motivo di grande fascino, dall’altra, paradossalmente, la ragione per cui non è mai stata capita a sufficienza dallo stivale natìo. Se “Dark Days, White Nights” sembrava mostrare una donna giunta alla maturazione definitiva, per quel che riguarda il contatto con gli aspetti di cui sopra, “Drop” finisce per elevare tale traguardo a livelli ancora più alti. Dentro e fuori gli spazi della notte.

La notte, dimensione e perno su cui si regge la nuova tappa dell’artista padovana, già inaugurata da un EP come “One”, sembra essere una sorta di scala mobile verso il progresso, il ritrovamento di un linguaggio che, con la nomina di IDM (Intelligent Dance Music) congrega dieci brani caratterizzati da altrettanto notevoli sfumature, le stesse che fanno sì che un termine del genere risulti particolarmente riduttivo. Perché quello che rende “Drop” un album di grande fascino sta proprio nella scoperta e nell’immersione all’interno di tali sfumature, mentre scorre la seducente voce di Tiffany. E così la dance da lei intesa passa da espedienti che richiamano produzioni europee di stampo 90’s (Neon Paradise, No Way Out) a stacchi ipnotici che passano dal downbeat (One Beat) al glitch (One End), da sinergie tra chillout ed ambient (One Place) a vibrazioni cupe ed oscure, riconducibili persino a quanto tentato con il disco precedente, echi del lato “rock”, che dir si voglia, dell’artista (Spin Around, One Second), fino all’introspezione di Dissolve e di una Deep Blue River dalle venature balearic trance. Ma soprattutto A Lone Boy, uno dei punti più alti del disco, una composizione dove quella stessa trance assume una colorazione quasi pop, che non guasterebbe neanche all’interno di selezioni relative a tale universo, facendo da filo conduttore tra mondi apparentemente inconciliabili, eppure tali da trovare una connessione propria.

“Drop” è un ulteriore compimento di un tragitto di una donna che non si è mai persa in inutili chiacchiere, e che meriterebbe certamente molto di più, nello stivale, di quanto non abbia avuto fino ad ora. Un disco che, nel momento in cui si è intenzionati a scegliere da quali album cominciare per quel che riguarda l’Italia del 2014, non dovrebbe assolutamente mancare tra i propri ascolti.

Gustavo Tagliaferri

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