Dente – Almanacco del giorno prima

Dente - Almanacco del giorno prima

Dente - Almanacco del giorno primaQuello che si sta vivendo da qualche anno fino ad oggi è un momento cruciale per quel che riguarda lo scabroso e ultradiscusso argomento del cantautorato, anzi, della canzone d’autore moderna, e in particolar modo coloro che in Italia sono finiti per diventare, forse inconsapevolmente, gli esponenti di punta, fuori e dentro l’apposito circuito. Deve fare un certo effetto il desiderio di aspettare al varco taluni di questi chiedendosi fino a quando la loro proposta, che tragga ispirazione da Battisti, De Gregori o Gaetano, possa durare in termini di qualità, resistenza al passare del tempo, possibilità di non diventare mera routine. Purtroppo non tutte le ciambelle vengono con il buco: la realtà dei fatti è che quella che sta attraversando Giuseppe Peveri, in arte Dente, e come lui Le luci della centrale elettrica, Brunori Sas, per non dire anche Dimartino, è una fase colpita da un evidente scollinamento, in fatto di idee, dove il calo qualitativo è tale da permettere come conseguenza principale proprio la routine, una forma di artigianato musicale che finisce molto spesso nel tirare fuori i lati peggiori di sé.

Almanacco del giorno prima“, ultima fatica in studio dell’artista di Fidenza, purtroppo non fa eccezione a questa regola, e finisce per andare controcorrente rispetto a quanto il nostro aveva tentato con i più che dignitosi “L’amore non è bello” e “Io tra di noi“, a partire dai tre nadir del lotto: i singoli Invece tu, una sorta di That’s amore deanmartiniana in salsa sudamericana priva della verve tanto del brano originale quanto del Sud America stesso, e Coniugati passeggiare, troppo elementare a livello testuale e musicale, malgrado scioglilingua e glockenspiel di contorno, e una Chiuso dall’interno che nel cercare di riprendere proprio quella lezione battistiana appresa con La presunta santità di Irene, occhieggiando stavolta più ad “Una donna per amico” ed “Amore e non amore” che ad “Anima latina”, fallisce miseramente, e non da meno l’ingarbugliata Al Manakh. Poi ci sono quei momenti che, seppur non insufficienti, appaiono incompleti, come lo sghembo vaudeville di Remedios Maria o una Gita fuori luogo dove spicca la vasta gamma di espedienti adoperati da Andrea “Sig. Solo” Cipelli. Infine viene tutto il resto, ed è lì che si respira un po’ d’aria fresca, paradossalmente quasi sempre di breve durata: c’è la cadenzata Fatti viva, c’è Miracoli, ma soprattutto Casa mia, con il suo incedere degregoriano, le sensazioni oniriche di Un fiore sulla Luna e la bucolica ballata per clavicembalo Meglio degli dei, dove spiccano in particolar modo le percussioni africaneggianti ben sovrapposte al drumming del fido Gianluca Gambini.

Alla luce di tutto ciò, le conclusioni da trarre si riducono ad una semplice proposta rivolta allo stesso Dente: se questi si servisse di questi ultimi brani come basi per il futuro, sia che lo riguardi da solo che nel caso di un ipotetico nuovo progetto, ciò potrebbe fungere a suo favore per un perlomeno dignitoso nuovo inizio. Così come è strutturato, il risultato generale non si può considerare eccelso, esattamente come la mamma Rai di oggi, un tempo promotrice proprio di quell'”Almanacco del giorno dopo” tanto caro al Nostro. Binari che viaggiano di pari passo? Il timore è lo stesso.

Gustavo Tagliaferri

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