11 cover per… Gianluca De Rubertis (Il Genio)

Gianluca De Rubertis

Inutile star qui a fare le presentazioni de Il Genio. Pop porno la conosce anche mio padre che a livello musicale si è fermato al Bacharach degli anni ’70. Più utile forse ricordarvi che Gianluca De Rubertis, la metà maschile del duo, è alle prese con le registrazioni del suo secondo lavoro solista, dopo “Autoritratto con oggetti” del 2011 (di cui potete ascoltare il primo singolo estratto qui). Senza dimenticare la sua partecipazione agli ultimi due album in studio dei Diaframma. Quel che segue è un suo scritto che introduce la playlist. Buona lettura e buona ascolto!

“Il genio fa quello che può, il talento fa quello vuole.” (Carmelo Bene)

Così, bandita ogni voglia, si passa alla rassegna di ciò che mezzo tocco genio ha di sè riascoltato, ma potendo. Il potere, sciabola penzola e sempre in agguato, è qui inteso come “stretto necessario”, giammai come esosità del pensiero o gigantismo del proprio torrido essere. Eccomi dirvi quello che posso udire, o che ho potuto ascoltare, ben cosciente che ogni ascolto è già esso stesso specchio dei propri labirinti auricolari. Musica, rumore, che ad arrivare al cranio passa per il labirinto; e si smarrisce? Così di rado che ad ascoltare il mondo spesso ci si inganna, e scambiamo i fichi per fiochi e ossidi suoni, e i pirla per esseri parlanti. Essendo Cesareide (di padre Cesare audiofilo), già nell’acque materne mi sibilavano i contrappunti melici di un qualche Shubert. Ordunque, undici i pezzi, quindici opere, quindici svogliatezze.

Jean SibeliusValse triste (1904)

Per tracimare al potere sessuale del sole.

 The BeatlesIn My Life (da “Rubber Soul”, 1965)

Ma nella versione cantata a voce carsica da Johnny Cash.

 Wolfgang Amadeus MozartDuettino: Crudel! Perchè finora… (da “Le nozze di Figaro”, 1786)

Amore voluto, non voluto, gioco: l’inganno, massima potenza della passione.

 Paolo ConteSonno elefante (da “Elegia”, 2004)

Ecco le palpebre del vuoto chiudersi, schiudersi i sensi del nulla capire.

Pink FloydAlan’s Psychedelic Breakfast (da “Atom Heart Mother”, 1970)

La sublimanza ciclica di un discretissimo pianoforte.

Serge GainsbourgL’hotel particulier (da “Histoire de Melody Nelson”, 1971)

Caustico nero bruma d’una notte sudicia, ma di avori e marmi tornita.

Luigi TencoAverti tra le braccia (singolo, 1967)

Ah, delicatezza del sensibile, è un abbraccio per tutti, è Agape.

Pink FloydMatilda Mother (da “The Piper at the Gates of Dawn, 1967)

Una fola, ma cerebrolesa e traumatica, dal suono acido, gastroenterico.

Gioachino Rossini – Cavatina: Una voce poco fa (da Il barbiere di Siviglia, 1816)

Per arrendersi alla pura insignificanza del suono fiorito. Cantata da Anna Moffo, meglio.

Blonde RedheadChi è e non è (da “Melodie Critonique”, 2000)

Ecco, appunto, ve lo dice il signor Pace, con uno dei migliori testi in italiano che abbia mai letto.

Air – “The Virgin Suicide” (2000)

Meraviglioso tutto il disco, di gran lunga superiore al film. Tanto è quanto, che vi importi mi pare un bel dramma. Meglio, essendo la vita una tragedia mancata.

a cura di Christian Gargiulo

11 cover per… funziona così: un(a) musicista sceglie le undici, altrui canzoni che inserirebbe in un suo personale album di cover e per ogni scelta fatta ci spiega il motivo. Senza alcun tipo di limite: né di genere né di nazionalità né di periodo storico.

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