Fabio Zuffanti – La quarta vittima

Fabio Zuffanti - La quarta vittima

Fabio Zuffanti - La quarta vittimaPer quanto sia difficile, al giorno d’oggi, parlare di corrente progressive rock made in Italy, va ricordata l’affermazione, da un paio di decenni, di diversi personaggi che hanno tentato di creare e tutt’ora contribuiscono alla stesura di basi per un possibile nuovo inizio. Pensando a quello che può essere un concept album ideato sulla base di Michael Ende e il suo “Lo specchio nello specchio“, cosa che “La quarta vittima” è, uno come Fabio Zuffanti, già con Finisterre e La maschera di cera, non può che appartenere ad una simile corrente. Nelle sette tracce che compongono l’opera emerge un bisogno, da parte del musicista genovese, di rompere ogni barriera tirata su dalle varie inutili elucubrazioni mentali che hanno minato il senso dell’universo prog. “Per caso cerchi me, oh mio altro io?”: un interrogativo che riecheggia nel corso della pioggia di Moog e  sassofoni che anima Non posso parlare più forte e la cui voce finisce per tornare in auge nelle conseguenti cavalcate funkeggianti de Il circo brucia. Ma è solo la chiusura di un cerchio che comprende la veemenza di L’interno di un volto, la pacatezza de La certezza impossibile, se non il contatto con il jazz situato nel binomio piano-batteria di Sotto un cielo nero e destinato al compimento definitivo in una title-track il cui cuore è situato in quell’incantesimo recitato da una voce femminile, fino ad una malinconica chiusura, quasi una ballata, quella di Una sera d’inverno. Sono solo alcune delle espressioni che trovano in Zuffanti un adeguatissimo esponente, e che fanno di “La quarta vittima” un lavoro lontano da momenti ruffiani ed autoreferenziali, da suggerire tanto ai puristi del genere quanto ai principianti.

Gustavo Tagliaferri

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