Boris – Noise

boris - noise

boris - noiseNella più che ventennale carriera dei Boris ci sono stati alcuni momenti di doverosa riflessione. Stiamo parlando dopotutto di una band con alle spalle una produzione musicale mastodontica, poliedrica e incommensurabilmente influente (tanto per usare degli eufemismi). I giapponesi hanno più e più volte analizzato, sventrato e ricomposto una miriade di generi musicali diversi passando con disinvoltura dalla violenza hardcore all’ingenuità pop, mischiando drone al limite dell’udibile con monoliti doom (“Altar”, generato assieme ai Sunn O))), rimane pur sempre uno dei capolavori della musica estrema).

Questi percorsi di scoperta musicale sono stati affrontati separatamente, utilizzando l’ausilio di un intero disco (primi lavori per la parte hardcore o quella prettamente noise–drone) oppure contemporaneamente in quelli che potremmo benissimo definire dei momenti di doverosa riflessione, tanto per riallacciarci al discorso introduttivo; fasi di stallo che hanno prodotto compendi imprescindibili nella storia dei Boris come “Akuna no Uta” o “Pink”.

Se è il giudizio sommario quello che state cercando, la risposta alla vostra spontanea domanda è naturalmente sì: “Noise” rientra doverosamente in questo illuminato gruppo di gioielli in musica.

I però sono oltremodo obbligatori in questo caso. C’è di tutto, non si fraintenda: il rock dei ’90 (Melody), il doom downtempo (Heavy Rain), il pezzo(ne) da 18 minuti (Angel), accenni di thrash, droni e feedback sparsi e, ovviamente, il pop smielato che spiegano, a voler interpretare in un modo arzigogolato, il titolo del disco, intenso come cacofonia di generi musicali, magma di influenze delle più disparate. Quello che però non c’è è la violenza degli esordi, l’aggressività e l’immediatezza dei lavori sopracitati. “Noise” è un album maniacalmente curato sotto l’aspetto tecnico e di registrazione ma in cui i Boris sacrificano la devastante potenza a cui ci hanno (quasi) sempre abituati in nome di una voglia di mettere le mani su qualsiasi cosa che delude forse un po’.

Fabio Fiori

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