Pallbearer – Foundations of Burden

pallbearer - foundations of burden

pallbearer - foundations of burdenDopo averci regalato, due anni fa, un promettente “Sorrows and Extinction”, gli statunitensi Pallbearer hanno lavorato sodo e sono tornati sotto i riflettori della critica questo agosto con “Foundations of Burden”.

Le linee guida doom del loro esordio rimangono sempre le stesse; la principale differenza tra le due uscite sta probabilmente nella loro poetica: la prima più tendente all’ambient e all’atmosfera, la seconda molto più vicina allo stoner. Certamente non mancano neanche nel nuovo album gli attimi in cui i Pallbearer si concedono una pausa dai loro ritmi altrimenti serrati, ma si può percepire questo cambio di direzione già dalla prima traccia delle due pubblicazioni. In “Sorrows and Extinction” apriva le danze Foreigner, con un lungo arpeggio introduttorio; per contro, Wordls Apart ci introduce a “Foundations of Burden” sin da subito con un cadenzato riff doom carico di groove. Per godere di un momentaneo e volontario calo di tensione bisogna aspettare la chiusura di The Ghost I Used to Be e la (mini) traccia Ashes.

Un altro pregio di questo secondo album è indubbiamente la coesione interna, la coerenza che l’album dimostra di avere. Mentre nel debutto ogni traccia presentava una struttura pressoché uguale – con un inizio in sordina che si evolveva e animava piano piano – le canzoni di “Foundations of Burden” risultano strettamente connesse tra di loro, cosicché, per esempio, nel passaggio da Worlds Apart a Foundations si abbia un’impressione di forte continuità. Grazie a questo, e a una sapiente sovrapposizione di chitarre soliste e ritmiche, i dieci minuti in più rispetto a “Sorrows and Extinction” non vanno ad inficiare la buona riuscita del disco. Se proprio si volesse trovare un difetto si potrebbe considerare la voce troppo rarefatta e poco incisiva, difatti certe timbriche e stili di canto ben si sposano alla proposta del gruppo.

Pertanto i Pallbearer si dimostrano, ancora una volta, una buona formazione che, nonostante non voglia – e non abbia neanche le pretese – aggiungere qualcosa di nuovo al genere, sa il fatto suo e produce musica di ottima qualità che migliori di uscita in uscita.

Edoardo Giardina

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