Paolo Benvegnù – Earth Hotel

paolo bevengnù - earth hotel

paolo bevengnù - earth hotelL’ordine naturale delle cose.

Alla base di tutto vi era il singolo, del cui profilo ha subito una particolare delineatura ciascun sentimento covato nel profondo. “Un adeguatissimo punto di ripartenza dimostrato con quel “Piccoli fragilissimi film” che ha fatto da specchio di un’intimità che prima o poi doveva venire nuovamente alla luce, dopo la fase Scisma, ed in contemporanea il primo di una serie di concept album incentrata prima sugli stati umorali (“Le labbra”) e poi sul rapporto con il mondo circostante (“Hermann“). Non può che essere, pertanto, una diretta conseguenza la relazione con i propri simili, la consapevolezza che quello stesso mondo rappresenti una casa collettiva, anzi, più di una casa, un “Earth Hotel“, appunto, un concentrato di storie situate di stanza in stanza. E come è vero che ci sono quei musicisti in grado di sintetizzare in più circostanze cotanti stati d’animo, lo è altrettanto il fatto che Paolo Benvegnù ne sia un esempio lapalissiano, mai uguale a se stesso, nonostante lo scorrere del tempo.

Uno, due, tre, quattro…dodici piani, dove ogni presenza rappresenta un respiro proveniente da più angoli del mondo, siano essi Stati Uniti, Inghilterra, Francia o Spagna. Voci, monologhi, a tratti dialoghi dall’effetto spiazzante, colpi di scena che si rivelano fondamentali per il contesto in cui ci si ritrova. Sono le tante sfumature che costituiscono solo una minima parte dei tanti punti di forza del nuovo album del nostro, dove viene alla luce già dal principio un’ulteriore evoluzione di quanto realizzato con l’opera precedente, i cui echi benvoluti non mancano nè in Feed the Distraction, dalle tinte wave, nè tantomeno nell’iniziale Nello spazio profondo. In particolare spicca l’uso di una componente rimasta spesso in disparte, quella elettronica, che contraddistingue in primis Piccola pornografia urbana, ma anche i lievi accenni massiveattackiani di Una nuova innocenza, e scuotono ulteriormente quegli archi che, contrariamente, non hanno mai fatto da mero perno alle passate composizioni, come nel caso di Divisionisti e Stefan Zweig, con tanto di chiusura marcatamente onirica, la stessa del mellotron che avvolge l’intensa Avenida Silencio, un’anima rock che, come un fuoco rimasto placato per tanto tempo, sembra nuovamente divampare, come insegna il proclame di Nuovosonettomaoista, il mood delle ballate Orlando e Hannah. Tasselli di una situazione dove è possibile intravedere uno stralcio di luce con la breve Life, di stampo beatlesiano, prima che una Sempiterni sguardi e primati, così splendida nella sua semplicità, fatta di tastiere avvolgenti e percussioni “urbane” visibili ed invisibili, rompa il muro che separa tempo e spazio, riconducendo all’esterno, ma invogliando a tornare il prima possibile all’interno di quello stesso albergo.

Perché varcare la soglia dell'”Earth Hotel” significa vivere un’avventura atipica ed affascinante, dove ad uscire a testa alta è lo stesso Benvegnù, che, scevro da snervanti ricerche e/o basilari catalogazioni di genere, non mostra alcuna titubanza nel dare luogo ad un universo all’interno del quale c’è posto per tutti, anche per chi, forse, non ha mai riposto fiducia. Un altro piccolo grande miracolo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *