Behind the Records: Foolica

Behind the Records

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la Foolica dalle altre etichette indipendenti italiane?

Nicola Cani: Foolica è nata nel 2008 da un’idea di tre amici. Non abbiamo mai avuto velleità indipendenti, forse è questo che ci differenzia dai nostri colleghi. Vogliamo fare musica bella e seguire tutto con alta professionalità. Il nostro circuito è pieno zeppo di hobbisti che nonostante la grande passione e ottimi dischi danno sempre l’impressione di non voler/poter fare il grande salto. Noi siamo sempre stati spinti dalla voglia di crescere. Abbiamo sempre tentato di strutturarci e aggiornarci costantemente per ciò che riguarda tutta l’attività. C’è anche da dire che Foolica non è esattamente un’etichetta ma bensì una società musicale multiforme. Ci occupiamo di management, edizioni ed infine di discografia “tradizionale”.

Perché “Foolica”?

È stata un’idea del mio socio (Nicola Pascal) per collegare la nostra città ad un “respiro” più internazionale. La scientificamente Fulica atra è un uccello acquatico della famiglia delle Rallidi che parte dai mari del nord ed arriva sui laghi di Mantova. Una sorta di messaggio europeo in una città molto provinciale e morta per tutto ciò che è entertainment giovanile.

Quando avete fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

Ne avevamo tanti. In primis Domino. Mi piace la loro differenziazione di catalogo. Abbiamo sempre provato anche noi, nel nostro piccolo, a fare progetti sempre differenti tentando che nessun artista fosse una copia dell’altro.

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Fare della bella musica POP.

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

Sì, facciamo tutto da soli, anche se all’inizio siamo stati aiutati da professionisti più esperti. Mi riferisco a Marco Obertini (direttore artistico, manager, DJ), a lui dobbiamo tantissime fortune, e Paolo Naselli Flores della Urtovox che ha seguito la promozione dei nostri primi due album e, di fatto, ci ha insegnato a lavorare. Tornando al presente: su alcuni progetti abbiamo delle partnership sia discografiche che editoriali e ovviamente su tutti i progetti siamo affiancati da agenzie di booking.

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

Innamoramento in primis. Poi valutiamo le possibilità di crescita e la solidità del gruppo. Questo di base anche se è davvero difficile farne una regola.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Sempre noi. Per ora, purtroppo, non è mai successo di inserire nel roster una band che ci ha inviato un demo. Penso che si debba al fatto che alcune band, anche se autogestite, hanno la capacità di farsi vedere, di creare attenzione e quindi, forse, sono più meritevoli di altre. Non credo nella sfiga.

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Sempre contratti. Siamo maniaci del “nero su bianco” a tutela di entrambe le parti. Questo sia per la professionalità che cerchiamo sia per una serietà nei confronti degli artisti. Gli “eventuali profitti” sarebbero spartiti a metà. L’uso del condizionale non è casuale.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best-seller?

Troppo poco! Non saprei dirti una quantità media. Diciamo che da progetto a progetto cambia molto. Da 500 a 3000 fino ad ora. Non abbiamo mai superato quella soglia. Il best-seller è De Fauna et Flora dei The R’s.

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

De Fauna et Flora dei The R’s e Fuoricampo dei Thegiornalisti. Sottovalutati tanti purtroppo. Difficile dire quale lo sia stato di più. Penso che Tundra degli Assyrians dovesse meritare più attenzione.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Diciamo che circa 70% ai live, 20% nei negozi. Il nostro mailorder del sito è sempre stato piuttosto debole.

Come vedi in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Non soffro nostalgie. Il cd è morto da un po’. Rimane un feticcio da vendere ai concerti come una t-shirt o un altro gadget. Niente di più. La fruibilità della musica è cambiata e bisogna stare al passo.

C’è qualche altra etichetta con la quale vi trovi in sintonia?

Ghost Records su tutte. Sono amici. Ma ce ne sono tante altre con le quali troviamo sintonia e ci confrontiamo.

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Il nuovo disco di Paletti, la nuova uscita degli M+A e il tour dei Thegiornalisti. Per ora, non sono previste altre uscite.

a cura di Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

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