11 cover per… Sandra Ippoliti

sandra ippoliti

Sandra Ippoliti è abruzzese. Come Ivan Graziani e Umberto Palazzo. Non a caso, nel 2009, accompagnata proprio dal Santo Niente, incide la sua personale interpretazione di Amara terra mia, un traditional locale (anche se i più credono sia una canzone di Domenico Modugno). E poi, per ricambiare il favore all’amico, con la sua voce arricchisce alcuni pezzi dell’esordio solista di Palazzo. Lei, Sandra, invece ha esordito nel 2011 con l’omonimo album. Questa è la sua playlist, buon ascolto!

Claude Debussy – “Préludes”

Per la loro anima evocativa e per la dolcezza di certe soluzioni geniali. Per anni ho suonato solo repertorio classico per pianoforte ed escludere completamente le sonate dalla rosa dei miei ascolti, mi sembra riduttivo, anzi dovrei aggiungerci anche Bach e Mozart, ma a quel punto scenderei a un punto di non ritorno.

Nina SimoneSinnerman (da “Pastel Blues”, 1965)

Il motivo è legato all’ammirazione estrema per una donna come Nina Simone, martoriata dalla vita ma estremamente energica nella scrittura e durante l’esecuzione di un brano. Questo in particolare, una preghiera, uno spiritual tradizionale carico di immagini e suggestioni che conferma la necessità di usare la musica come mezzo di comunicazione con un essere divino.

Caetano VelosoTerra (da “Caetano Veloso”, 1986)

La voce di Caetano credo sia qualcosa di unico e vibrante; tutto ciò unito alle tematiche trattate lo rendono un maestro nel panorama dei brasiliani, un cantautore che ha solcato molti generi e reinterpretato diversi classici delle tradizioni di molti paesi, ma sempre con estrema umiltà e intelligenza.

Tim BuckleyStrange Feelin’ (da “Happy Sad”, 1969)

Più di Jeff Buckley ammiro e adoro il padre. Anche lui poliedrico e spericolato, viaggia su frequenze a dir poco fuori dal comune. La sua voce che copre una vasta gamma di ottave accarezza dolcemente. Ho scelto “Happy Sad” per le soluzioni acustiche molto simili a ciò che vorrei raggiungere dal vivo…

Piero CiampiMia moglie (da “Io e te abbiamo perso la bussola”, 1973)

Quando ho scoperto Piero Ciampi ero già grande, ma da subito la sua personalità, la sua penna e il suo amore per la vita mi hanno dato una grande forza e voglia di continuare a scrivere. Il suo essere con le donne, come in questa canzone, mi ha incuriosito. Si dice che fosse un grande amante delle donne anche se solo con un paio abbia avuto un vero legame (adorava le bionde) e mi piace pensare che questa canzone sia dedicata a una di esse che a cui dice “Tu precipitasti nella mia anima, ricordi che ti chiesi: – Ma tu chi sei? – E tu mi rispondesti: Non hai capito – Tu mi rispondesti: Io sono te.” Questa frase di risposta, è molto da donna e soprattutto è la verità. Tra marito e moglie, credo sia proprio così.

Alice in ChainsRotten Apple (dal “Jar of Flies” EP, 1994)

Ricordi di adolescenza, un riff di chitarra iniziale che scava dentro ognuno per poi essere graffiato sul finale dalla voce struggente di Lyne Stanley. Ho molti ricordi legati a questo disco.

Paolo ConteWanda, stai seria con la faccia, ma però… (da “Paolo Conte”, 1974)

Questa canzone in particolare conserva tutti i ricordi dei viaggi con la mia famiglia e la magia di un testo semplicissimo che potrebbe sembrare anche banale, eppure, non cade mai nel luogo comune e poi in fondo… La vita è tutta là, nelle piccole cose, negli sguardi, nell’avere il sole in faccia e non vederti ma saper dalla tua mano che sei li.

PortisheadIt’s a Fire (da “Dummy”, 1994)

Questo brano in particolare mi ricorda il periodo bellissimo trascorso su uno scavo in Toscana, scavo archeologico. Girava in continuazione e io mentre picconavo o spalavo o pulivo qualche pezzo di ceramica, cantavo dietro e pensavo alla grandezza di questo gruppo. I Portishead hanno rivoluzionato il mio modo di scrivere e di cantare. La loro semplicità, la loro pulizia del suono, l’essenzialità necessaria e il gusto nelle scelte li rende unici, troppo sottovalutati, quando credo siano stati i veri rivoluzionari nell’elettronica anni ’90. E sono ancora rivoluzionari. La voce di Bet Gibbons ha influenzato moltissimo lo stile della mia voce e i loro dischi, tutti, compreso l’ultimo il bellissimo “Third” li ho consumati. Visti nel 2012, credo sia stato il più bel concerto della mia vita.

Fabrizio De AndrèLa domenica delle salme (da “Le nuvole”, 199)

Rivoluzione nello scrivere un testo, fatto di immagini fortissime appuntate su un blocco e recitate di seguito come se non avessero alcun senso, eppure di senso ce n’è molto. Musicalmente è potentissima e la sua voce, la sua grande voce, interpreta in maniera unica ogni vicenda di questa canzone.

Nick DrakePink Moon (da “Pink Moon”, 1972)

Quando ho scoperto Nick Drake, mi si è aperto un mondo, soprattutto con l’album che ospita questa canzone che dà poi nome all’intero album. Un equilibrio perfetto, una musicalità quasi ultraterrena. Acustico, pochi strumenti affiancano la voce e la chitarra (suonata con il suo stile particolare, pieno di gusto e… difficilissimo!), interamente suonato in pochissimo tempo da lui stesso. Non poteva sopravvivere un essere così delicato e divino in un mondo così spietato. Rimango spiazzata da una figura fragile e tanto geniale. E mi stringe il cuore ogni volta che lo ascolto e resto sbalordita e catturata dalla sua poesia.

Lucio Battisti7 agosto di pomeriggio. Fra le lamiere roventi di un cimitero di automobili solo io, silenzioso eppure straordinariamente vivo (da “Amore e non amore”, 1971)

Ebbene concludo con questo meraviglioso stralcio di pura e semplice musica. Questo pezzo, contenuto nel bellissimo e sottovalutassimo album “Amore non amore” del 1971 è la conferma della grandezza fuori dal tempo di questo grandissimo cantautore di nome Lucio Battisti. Completamente strumentale, costruito sull’improvvisazione (il grandissimo Alberto Radius alla chitarra fa la differenza), come del resto tutto l’album, fu presentato a “Campioni a campione”, una trasmissione televisiva nel lontano 1971. Il pubblico si aspettava canzoni già “storiche” quali Emozioni o Pensieri e parole o Fiori rosa fiori di pesco e invece Battisti si mette davanti ad un’orchestra e comincia a dirigerla, suonando questa meravigliosa poesia. Fu un clamoroso fiasco. Eppure lui ci credette, ma il pubblico non poteva essere pronto ad una cosa simile, come non lo sarebbe oggi, del resto. Effettivamente tutto l’album, antesignano di “Anima latina”, è ricco di spunti interessantissimi e molto avanti rispetto al Battisti delle hit (anche nei testi a volte molto audaci e quindi censurati, è il caso di Dio mio no) e rispetto a tutti i cantautori del tempo e sicuramente anche odierni. E poi anche Battisti è l’artefice della colonna sonora della mia infanzia. Per cui non posso che amarlo alla follia come un bel ricordo.

a cura di Christian Gargiulo

11 cover per… funziona così: un(a) musicista sceglie le undici, altrui canzoni che inserirebbe in un suo personale album di cover e per ogni scelta fatta ci spiega il motivo. Senza alcun tipo di limite: né di genere né di nazionalità né di periodo storico.

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