Nadàr Solo – Fame

Nadàr Solo - Fame

Nadàr Solo - FameDopo appena un anno e mezzo dalla pubblicazione di “Diversamente, come?”, i Nadàr Solo tornano con il loro terzo disco, per provare ad affermarsi definitivamente come una fra le migliori realtà del panorama indie italiano. Che “Fame” potesse contenere parecchi spunti di riflessione, lo si intuiva già dal titolo: una sola parola, significati molteplici.  Era pur lecito aspettarselo da una band che può contare su una penna molto educata come Matteo De Simone (che ha già due romanzi all’attivo) e che fa dei testi uno dei suoi punti di forza. Abbandonata l’idea di realizzare un concept incentrato sulle malattie psicosomatiche, i Nadàr Solo hanno preferito affidarsi alla loro spontaneità, per realizzare un lavoro che, per tutti i suoi undici pezzi, mantiene un livello decisamente buono, sul piano della scrittura come su quello meramente musicale. Non ci sono solo le storie, i personaggi e i disegni di Matteo, c’è anche la chitarra di Federico Putilli, c’è la batteria di Alessio Sanfilippo: una dolcissima unione tra alternative-rock molto elegante e una scrittura che contribuisce ad esaltarne il valore. Undici brani che sembrano, tra l’altro, essere particolarmente adatti a una riproposizione live. Dalla rapida e grintosa Non volevo alla romantica Cara madre, la sintesi perfetta sembra essere Ricca provincia: partenza soft, ritornello potente e testo di velata satira nei confronti del provincialismo e dei giovani senza reali ambizioni (“Nella ricca provincia, che bella Polaroid/ Il prete è di gran lunga più affidabile di Freud/ Ignoranza, tanti soldi e un po’ di religione/ Prendi 100 alla matura e ti regalo il macchinone”). Chiusura affidata a Non sei libero, dedicata a quei diciottenni (ma un po’ a tutti i giovani) che, pur affamati (appunto) di libertà, non conoscono nemmeno l’arte di cavarsela da soli. Chiusura all’altezza di un album che meriterebbe molta più attenzione di quanta, forse, ne avrà. “Fame” rappresenta un passo avanti decisivo verso una consacrazione che non tarderà ad arrivare: il futuro è loro.

Piergiuseppe Lippolis

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