11 cover per… Andrea Romano (Il Fratello)

andrea romano

Andrea Romano appartiene all’ultima ondata di cantautorato che, partita dalla natia Sicilia, ha finito con il bagnare anche la terraferma continentale. Attivo prima nei Matildamay e poi negli Albanopower, pubblica infine il suo disco di canzoni nel 2012 sotto la dicitura Il Fratello, un vero e proprio collettivo composto da quelli che Andrea sente come i suoi fratelli di musica: Lorenzo “Colapesce” Urciullo, Toti Valente, Carlo Barbagallo, solo per fare alcuni nomi, senza dimenticare il fratello maggiore Cesare Basile. Quella che segue è la sua playlist. Buon ascolto!

Leonard Cohen – Hey, That’s No Way to Say Goodbye (da “Songs of Leonard Cohen”, 1967)

“Molti si amarono prima di noi, non siamo una novità”. Da un certo punto di vista, una magra consolazione nella perdita. Però quando ci si è amati così tanto, l’importante è non mortificare l’addio. Quand’ero piccolo suonavo e risuonavo ossessivamente il passaggio tra il primo e il secondo accordo. La caduta nel minore, in tutta la sua drammaticità, perfettamente legata con le parole, ha costruito l’estetica del mio personalissimo modo di approcciare ai primi due accordi del giro di do. Altro che Il cielo in una stanza

Elliott SmithWaltz #1 (da “XO”, 1998)

La suonavamo dal vivo con gli Albanopower. Io suonavo il piano, Toti scandiva il tempo armato di mallets e timpano, Lorenzo cantava. Elliott Smith entrò nella mia vita durante gli anni dell’università intono al 1999 e questo brano rimane uno di quelli che quando sono al piano fugge dalle mie mani. In un modo o nell’altro devo suonarlo. Provo una soddisfazione infinita nell’eseguirlo.

Piero CiampiSporca estate (da “Piero Ciampi”, 1971)

E qui c’è davvero poco da dire se non che quasi sempre mi commuovo a cantarla e suonarla. Forse in assoluto uno dei capolavori meno conosciuti del cantautorato italiano di quegli anni. Negli anni ’60 e ’70 tutti a guardare ai poeti americani. Agli chansonnier francesi. Ai geni di casa nostra. Mentre Piero girava ubriaco e indisturbato tra gli uffici della RCA e Piazza del Popolo. Un eroe d’altri tempi.

WilcoI’ll Fight (da “Wilco (The Album)”, 2009)

Jeff Tweedy, straordinario, immenso, combatterà per lei e se morirà, lo farà solo. Questo brano scatena in me una potenza e una forza infinite. Da fare elettrico, potente, urlato e lungo. Molto lungo. Refrain infinito e cori che non stancano mai.

AlìNew York (da “La rivoluzione nel monolocale“, 2013)

Stefano Alì è un caro amico. Ha scritto un album straordinario e spesso portiamo in giro il suo e il mio disco in un solo spettacolo, suonando insieme e con un’unica band. New York è un brano che abbiamo quindi già suonato insieme e ogni volta la stessa emozione e la stessa potenza, nelle chitarre, nel cantato e nella disperazione di un disagio pallido e impercettibile. Carver ci sta dentro per intero.

Cesare BasileCaminanti (da “Cesare Basile“,  2012)

Cesare è un altro caro amico. Ha partecipato alla produzione artistica di due brani del disco de Il Fratello e ha suonato in questi le chitarre e la cigar box. In realtà questa canzone non voglio suonarla, né registrarla in un ipotetico disco di cover. Vorrei solo ascoltarla all’infinito e magari sognare d’averla scritta io. “Non si ascoltano i pazzi per quello che dicono, o che vorrebbero dire”.

Blond RedheadHated Because of Great Qualities (da “Melody of Certain Damaged Lemmons”, 2000)

La voce di Kazu riesce a rendere perfettamente l’idea dell’aspro dei limoni certamente avariati. Per contrasto alla sua voce sottile e alta, ho suonato nel passato questo brano al piano, cantandolo un’ottava sotto. È un sottile abbandono alla melodia circolare, un brivido che non riesce a placarsi. “I missed. So be it”.

Nick DrakeThings Behind the Sun (Pink Moon, 1972)

Quando penso che questo disco fu registrato in due notti, live e solo chitarra acustica e voce, mi rendo conto di come alla canzone non serva davvero nulla da un punto di vista produttivo quando dice già tutto nuda. Non sono mai riuscito a cantarlo decentemente. Il suono delle parole rotola in un’onda liquida di poesia e melodia che si mischia alla acustica restituendo una sensazione unica di legno e purezza, che forse solo Nick Drake ha saputo regalare in modo così meravigliosamente scarno al folk. Da imparare.

Lucio DallaCara (da “Dalla”, 1980)

Su questo capolavoro di Lucio Dalla ci lavoro già da un po’ e posso oramai essere certo che sarà nel prossimo disco de Il Fratello. Ho in realtà scritto una nuova canzone usando alcune parti del testo. È stato fatto di getto, senza programmarne il risultato. Mi sono molto semplicemente ritrovato a suonare una nuova canzone, cantando, in un modo completamente diverso dall’originale, queste splendide parole. Sono molto legato sia all’originale che a questo esperimento non voluto e che ormai considero, come in un sogno, una mia canzone in cui Lucio ha scritto il testo. Della stessa materia dei sogni, diceva un cantante.

SparklehorseApple Bed (da “It’s a Wonderful Life”, 2001)

Chi ha amato davvero Mark Linkous e le sue canzoni, sa benissimo che, come per Elliott Smith, il vuoto lasciato è enorme. Questa canzone la tratterei con una delicatezza fuori dal comune. La stessa che si usa con le farfalle. La CR-78 della Roland a scandire il tempo e gli accordi di chitarra. Nient’altro. E provare a far venir su, sussurrando, l’infinita bellezza del dolore di queste parole.

Iron & WineJoy (da “Ghost on Ghost”, 2013)

Il Wurlitzer linkato ad un Twin Reverb con il riverbero molto profondo e il gain abbastanza alto da crunchizzare ogni dinamica e ogni accordo che si suona. Perdersi in questa melodia senza soluzione di continuità, insaporendola con un po’ blues. L’ho percepita sotto le mie mani sin dalla prima volta che ho ascoltato Ghost on Ghost. Certe canzoni riconosci subito dove arriveranno. E senza ombra di dubbio, è arrivata. Con la sicurezza e la constatazione di un gran finale. “Born bitter as a lemon”.

a cura di Christian Gargiulo

11 cover per… funziona così: un(a) musicista sceglie le undici, altrui canzoni che inserirebbe in un suo personale album di cover e per ogni scelta fatta ci spiega il motivo. Senza alcun tipo di limite: né di genere né di nazionalità né di periodo storico.

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