Egokid – Troppa gente su questo pianeta

Egokid - Troppa gente su questo pianeta

Egokid - Troppa gente su questo pianetaPop, ancora una volta. Scrivere canzoni, cambiare la loro ossatura, ma mantenerle sempre nella loro forma originaria. Un’arte ormai non da tutti i giorni, apparentemente utopica nel momento in cui c’è da dare luogo a composizioni che la rappresentino adeguatamente. Nessun effetto nostalgia, alla luce dei da tempo andati anni ’80 e ’90. Eppure quel pop ancora esiste, per quanto non sia reperibile esclusivamente all’interno delle grandi reti, e ne sanno qualcosa quei ragazzi situati dalle parti di Milano, così veri nell’essere eccentrici ma non troppo, che rispondono al nome di Egokid. Se in un album come “Ecce homo” prevaleva la loro parte introspettiva, ulteriormente marcata da collaborazioni di livello con artisti quali Fausto Rossi, nei dieci brani che compongono “Troppa gente su questo pianeta” viene alla luce una disillusione, nelle voci e nei testi di Piergiorgio Pardo e Diego Palazzo, disarmante eppure comica. Due di due, per un titolo che, nuovamente, non è un programma e che vede conferma in primis in una Il re muore che rappresenta uno di quei moderni capolavori pop più che mai necessari, scritto assieme a un esponente di rilievo quale Samuele Bersani e proprio a lui regalato nel suo ultimo lavoro. Ma altrettanto funzionanti sono il passaggio dalla sezione ritmico-tribale de In un’altra dimensione all’incedere electro di Non parliamo più, le venature 60’s de Il mio orgoglio e del refrain di Che tempo fa, una La madre il cui mood pulpiano non passa facilmente inosservato, l’etereo e toccante ritratto di L’alieno, memore persino di una Bologna cara ai passati Stadio. E mentre scorre la conclusione di La malattia, quasi a raffigurare un progressivo allontanamento di quegli alieni scesi sulla Terra, appare evidente come un disco del genere confermi il talento della band milanese, che si mantiene sempre su ottimi livelli, scoraggiando ogni ipotesi di eccessiva somiglianza con i rispettabilissimi colleghi Baustelle. Pop, da ascoltare, da amare.

Gustavo Tagliaferri

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