Blues Pills – s/t

blues pills

blues pillsAnche se le reminescenze provenienti dal repertorio dei Led Zeppelin e dei Fletwood Mac la fanno da padrone, il sound dell’omonimo album dei Blues Pills si accorda perfettamente al meglio del moderno contesto discografico, sancendo quel giusto connubio tra passato e presente, come in un ideale accordo implicito sancito tra la moda musicale e gli anni che passano.

La voce di Elin Larsson è suadente e seduttiva, mai troppo melensa, carica di rock, accompagnata dai giusti riff e dai sapienti virtuosismi di Dorian Sorriaux, il quale tende a dare una spinta adrenalinica alle cadenzate linee vintage scandite dal basso di Zack Anderson.

Oltre a tre brani provenienti dai precedenti lavori, i due EP “Bliss” (2012) e “Devil Man” (2013)”, la cover del brano Gipsy, scritto da Chubby Checker nel 1973, dimostra il raffinato gusto della band anche nello scegliere e reinterpretare un classico, poco noto ai più, mai divenuto obsoleto. I sei brani rimanenti dimostrano una buona dose di creatività, sostenuta da un manto di storia della musica sulla quale costruire, senza mai adagiarsi.

Il fascino retrò di questo disco, suggellato da una voce che ricalca le compiante orme della inimitabile Janis Joplin, coinvolge l’ascoltatore in un turbinio di emozioni soul/blues, acidi che emanano psichedelia settantiana, e suggestioni provenienti dal rock di Hendrix. Questo album è stato costruito, mattone su mattone, su un prato d’erba profumata. L’acquisto è obbligatorio per tutti i nostalgici del tempo che fu, da coloro che nacquero ai tempi di Woodstock, ai giovani che possono solo sognare quell’età dell’oro, così lontana e sospirata.

Tra le note dei Blues Pills chiunque potrà trovare il riflesso e la sensibilità dei più romantici figli dei fiori, col rischio di smarrirsi in uno stato estatico e di non ricordare più in che anno ci troviamo: 2014 o 1974?

Adrian Nadir Petrachi

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