Elli de Mon – s/t

Elli De Mon - s/t

Elli De Mon - s/tLP – CORPOC/Otis Tour – 11 t.

Chitarra resofonica, amplificatore, sonagli, grancassa. Tutto l’occorrente necessario per la formazione di un gruppo, ma non inteso come nucleo collettivo, bensì singolo. Di questi tempi, la filosofia da one man band (o woman in questo caso) non è cosa da poco conto e certamente non si spertica in misere questioni di genere: se per i maschi, tra i tanti, spiccano personaggi come Diego “DeadMan” Potron, in fatto di donne un discorso a parte andrebbe fatto proprio per il soggetto in analisi. Elli de Mon, in fatto di esperienza, non è da meno, e non scherza quando si tratta di proporre una mistura di sonorità blues e garage, cuore pulsante di questo album d’esordio, un ideale riassunto di una vita da visionaria, avventuriera, sospesa tra galoppate forsennate (Walk Away) e momenti di intimità (Spell), dove l’uso del proprio strumento si lascia andare ad attimi di fingerpicking (Leave This Town) e a claps forsennati (Devil). Blues e garage che da lontano un miglio lasciano un olezzo che è quello di un’elettricità tale da stordire (Devote) ed al contempo mantenere intatta, per quanto in disparte, una componente rurale tipica delle origini (Shade). Non mancano situazioni maggiormente cadenzate, quasi a preannunciare un ritorno a casa in prossimità del tramonto (Light), ed attimi di misticismo, la cui strada viene spianata facilmente dal suono di un sitar (Ratri). Parecchia carne al fuoco, che vede in Sick probabilmente il brano maggiormente rappresentativo, oltre a confermare Elli de Mon non solo come una donna dal talento innato, ma soprattutto come una one girl band da non lasciarsi sfuggire. Gustavo Tagliaferri

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