Behind the Records: Full Heads

Behind the Records

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la Full Heads dalle altre etichette indipendenti?

La Full Heads nasce nel 2010 come marchio della GRAF, casa editrice e società editoriale musicale, ma nel settembre del 2014 diventa una SRL.  Non conosco le dinamiche delle altre etichette ma ciò che caratterizza la Full Heads è la possibilità di offrire al servizio degli artisti una squadra di giovani ma con alto livello professionale e competenza in tutti le fasi della discografia del terzo millennio in modo da poter giocare sempre una partita con tutti i ruoli coperti in campo.

Perché “Full Heads”?

Full Heads, viene da “Testepiene”, collana della casa editrice madre, ma è anche un marchio di fabbrica, è il contrario di “teste vuote”.
Quando avete fondato l’etichetta, avevate uno o più modelli?

Il modello di riferimento non c’è mai stato, ma pian piano, la coesistenza di un approccio imprenditoriale con quello di servizio, ha permesso di strutturare un azienda sostenibile, in grado di svolgere dei servizi retribuiti e di dedicare una quota dei capitali ai puri investimenti.

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Siamo un’etichetta discografica indipendente nel cuore della città più bella del mondo.

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

Abbiamo un reparto di produzione videoclip, un’area grafica, un gruppo di social marketer, una figura che si occupa di upload digitale e SIAE, un team che ha competenza in stampa CD, distribuzione fisica e pratiche SIAE, una squadra eventi e showcase e il management che si occupa di una supervisione generale. Gli artisti sono parte integrante delle attività con la loro energia. I nostri fornitori, selezionati dall’azienda madre negli ultimi due decenni, sono la nostra garanzia di qualità.

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

Il passaparola sta facendo la sua parte. Ad oggi la label ha due filoni ben strutturati: l’indie-folk e l’hip-hop, ma non c’è preclusione di genere, se lo spirito e la qualità artistica sono di alto valore. Per ogni progetto si cerca la sostenibilità economica, si va dalla totale autoproduzione dell’artista alla totale produzione dell’etichetta, ipotizzando anche soluzioni intermedie.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Ad oggi siamo più cercati.

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Ogni artista ha un contratto modulato sulle sue potenzialità produttive. In base agli investimenti delle parti i profitti vengono saggiamente ripartiti.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best-seller?

La media sono le 500 copie, i Foja hanno raggiunto le 3000 copie. La Maschera appena pubblicata uscita il 28 novembre dopo dieci giorni è già in ristampa.

Qual è il vostro album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

I figli di una mamma sono tutti belli.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Il 25% nei negozi, il 5% sul sito, il resto in giro.

Come vedete in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensate anche voi che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Penso che i file da scaricare siano già obsoleti, il presente è lo streaming, ormai è tutto in Cloud, a Londra in strada c’è il wireless in fibra, anche la fisicità dei file sta diventando ingombrante. I dati del digitale che ci riguardano hanno un fatturato abbondantemente superiore a quello generato dal disco fisico. E nel reparto digitale lo streaming di YouTube e di Spotify è più rilevante del download di iTunes o di Google Play. Abbiamo appena pubblicato “Astrigneme cchiù forte” dei Foja, il nostro primo vinile. Stampato in tiratura limitata di 300 copie, numerato ed autografato, in preordine sul sito e con lo showcase ufficiale è praticamente già un oggetto da collezione. Il disco resta comunque ancora un atto d’amore da parte del pubblico verso l’artista ancora molto importante. Le autoradio però degli ultimi modelli non hanno più lo slot dei CD, La Apple da diversi mesi non produce più computer con la possibilità di inserire i dischi. Ma la foto con l’artista mentre esibisci il disco autografato ha ancora un valore insostituibile, l’autografo sull’iPad non viene bene.

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale vi trovi in sintonia?

Non conosciamo altre etichette ma sarebbe un onore poter scambiare opinioni, informazioni ed esperienze per crescere insieme.

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Sono appena stati pubblicati “‘O vicolo ‘e l’Alleria” dei La Maschera, “Le nostre vacanze sono finite” dei Riva, “Astrigneme cchiù forte” dei Foja, l’omonimo di AmbrOsino, a gennaio “Sogno e son fesso” di Sabba e Gli Incensurabili, e subito dopo Tommaso Primo. Nel 2015 la previsione è almeno di 25-30 album vista la crescita della produzione. Lavorare di musica è un sogno, e riuscirci già ripaga abbondantemente il tempo dedicato.

a cura di Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

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