Electric Wizard – Time to Die

Electric Wizard - Time to Die

Electric Wizard - Time to DieCD/LP – Spinefarm – 9 t.

Mah. Scetticismo e un pizzico di delusione. Certo, aspettarsi qualcosa di veramente incredibile, un capolavoro, dagli Electric Wizard del 2014 è una chimera, però un disco del genere, con le sue palesi autocitazioni, tira un po’ troppo la corda.

Ripercorrendo la carriera (ormai più che ventennale) del gruppo inglese è facile accorgersi come la ripetitiva circolarità di suono e testi siano una prerogativa, il marchio di fabbrica. I Nostri non sono famosi per essere dei grandi sperimentatori o pionieri dell’avanguardia, però è indubbio che abbiano inciso profondamente nel modo di concepire il territorio sonoro fra stoner e doom. La fama, anzi, il culto del Mago è dovuto ad un preciso e perfetto amalgama di elementi, musicali (la colata di melma nera e putrescente che fuoriesce dagli amplificatori) e lirici (vedi le tematiche legate all’occulto, morte e depravazione). Tutti questi elementi distintivi hanno permesso a dischi come “Dopethrone” o il precedente (e forse un poco sottovalutato) “Come My Fanatics…” di divenire dei veri e propri punti di riferimento, delle vette inarravibili.

Time to Die” non scalfisce l’oscura perfezione dei primi lavori e, mestamente, si colloca fra gli ultimi posti della classifica. Il principale motivo di questa stroncatura è che la perseveranza con cui i Wizard hanno mantenuto la linea, difeso la posizione, trincerati dietro il proprio stesso suono, si è trasformata da virtù a pericolo vizio.

Il disco altro non è che rimescolare sempre le stesse tre o quattro carte sul tavolo, variando alcune sfumature (ma neanche tanto), cercando addirittura di rendere i brani più catchy (tentantivo più riuscito in “Witchcult Today”) ma senza guadagnare terreno, tornando sempre, sconfitti, al punto di partenza.

L’oggettività impedisce, correttamente per carità, di glissare su alcuni punti convincenti dell’opera: meritevole di menzione la title track e la lisergica Funeral of Your Mind (due brani su nove) che, assieme ad alcuni momenti di “quasi” ispirata jam acida, alzano di una minima unità il livello di quest’ultima fatica.

Se forse sia il momento di chiudere la carriera è una domanda a cui non possiamo rispondere (non sarebbe nemmeno giusto dopotutto), anche se è vero che gli Electric Wizard non sono un gruppo che nella propria carriera abbia manifestato la volontà di rinnovarsi o sperimentare. Quello su cui si può senza dubbio puntualizzare è che “Time to Die” non aiuta certo, ponendosi, come già specificato, come un disco nemmeno lontanamente sopra la media. Fabio Fiori

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