Sharon Van Etten – Are We There

Sharon Van Etten - Are We There

Sharon Van Etten - Are We ThereCD/LP – Jagjaguwar – 11 t.

Sono passati cinque anni da quando Sharon Van Etten, spronata da Kyp Malone dei TV on the Radio, ha pubblicato il suo album d’esordio, “Because I Was in Love”. Da allora, la crescita della cantautrice è stata pressoché costante: “Epic” e “Tramp“, ai più attenti, parevano già il preludio a una maturazione artistica che sarebbe arrivata a breve. È per tale ragione che l’hype intorno ad “Are We There”, ultima fatica di Sharon, era abbastanza elevato. Definirlo un disco folk è insufficiente, perché non sono rari i crescendo in cui il sound esplora, seppur timidamente, ambienti indie rock. E va considerata anche la presenza di sottilissime venature country, così come la chiusura, affidata a un pezzo vagamente blueseggiante (Every Time the Sun Comes Up).

Il brano d’apertura (Afraid of Nothing) rappresenta un breve quanto intenso climax; dopo un inizio fortemente introspettivo e un po’ timido, si carica di tensione grazie all’intervento degli archi, dei legni e del synth. È il biglietto da visita per un album che, effettivamente, rivela una maggiore ricchezza negli arrangiamenti rispetto ai precedenti anche nelle dieci tracce successive. Certamente, Afraid of Nothing è fra i migliori pezzi del disco, insieme a una romantica ballata dai cambi di ritmo frequenti (Tarifa) e ai due in chiusura: I Know è un brano totalmente imperniato intorno a voce e pianoforte, mentre Every Time the Sun Comes Up sembra assumere una sorta di funzione catartica rispetto ai mali d’amore cantati in “Are We There”.

“Are We There” è un disco maturo e molto raffinato. La splendida voce di Sharon Van Etten impreziosisce l’incontro fra un sound elegante nella sua complessità e tematiche d’amore. I pezzi sono tutti intrisi d’un pathos che vien fuori secondo dopo secondo e questo, forse, ostacola un po’ il tentativo di percepire il disco come un unico flusso di coscienza. Questo non può inficiare il giudizio sul lavoro di Sharon Van Etten che, di diritto, si colloca fra le più piacevoli sorprese dell’anno. Piergiuseppe Lippolis

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