Io e il mio amore: Franco Naddei

Francobeat

Franco Naddei, riminese, con lo pseudonimo Francobeat ha pubblicato tre album: Vedo beat (ispirato al libro Beat e mondo beat di Matteo Guarnaccia), Mondo fantastico (ispirato da Grammatica della fantasia di Gianni Rodari) e Radici (con testi scritti dai disabili mentali dell’istituto “Le Radici” di San Savino, Riccione). È titolare dello studio di registrazione Cosabeat.

Descrivi il tuo lavoro attuale.
Sono un musicista, un produttore, un tecnico del suono, un libero pensatore. Mi occupo di musica da vent’anni. Ho sempre lavorato nell’elettronica ed alla fine mi son trovato con uno studio di registrazione (Cosabeat, nelle campagne tra Forlì e Faenza), un casolare dove vivo e lavoro. Lavoro nel mio studio di registrazione, faccio sia il fonico puro che il fratello maggiore, a volte il padre, a volte il musicista se serve un sintetizzatore o qualche altra idea sonora da condividere con chi sta lavorando al suo disco. Ho lavorato con tantissimi musicisti della zona, ed in tanti progetti son finito a collaborare o come aiuto alla produzione artistica dei dischi o come musicista, o entrambe le cose! Ho un progetto a mio nome, Francobeat, con cui faccio pop da biblioteca che consiste nel fare dischi ispirati a libri o ad autori che mi hanno colpito. Ho dato alle stampe “Vedo beat” (Snowdonia, 2006) ispirato al libro Mondo beat edito da Stampa Alternativa, Mondo fantastico ispirato a Grammatica della fantasia ed all’opera di Gianni Rodari (libro con CD), e da poco Radici i cui testi sono stati scritti dalla residenza per disabili mentali de “Le Radici” di San Savino, sulle colline di Riccione. Nel mentre sono entrato a far parte dei Santo Barbaro con cui ho realizzato tre dischi (l’ultimo uscito a novembre s’intitola Geografia di un corpo). Non disdegno incursioni nel teatro sperimentale come accade nei lavori con la compagnia “Citta di Ebla” dedita al teatro di ricerca.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro per la musica?
Spesso ho pensato che non bastasse. Ma alla fine non riesco a trovare altro tempo che far questo. Ho la fortuna di avere attorno una romagna musicalmente molto attiva, e spesso mi capitano collaborazioni o progetti a cui aderire in pieno.

Come concili il lavoro e la passione per la musica?
Sono la stessa cosa.

Quali scelte cambieresti nel tuo percorso professionale?
Non saprei, per quel che personalmente mi riguarda forse avrei voluto approfondire meglio la conoscenza della musica. In realtà i percorsi professionali migliori sono quelli di vivere più esperienze possibili. La conoscenza tecnica è molto importante, ma non sempre indispensabile nell’atto creativo. Viviamo in un periodo dove gli artisti fanno un po’ tutto da soli, e questo non è proprio un bene. Non vorrei dovere essere costretto ad imparare regole di marketing, non a dover elaborare delle trovate per vendere i miei prodotti, eppure andrebbe fatto.

Massima soddisfazione/delusione raggiunta in ambito musicale.
Mah, tante piccole. Sono passati alcuni miei brani sulle radio nazionali, ho fatto qualche concerto con un pubblico degno di questo nome. Ma davvero sono più le tante piccole cose che accadono tutti i giorni che tengono insieme il concetto di soddisfazione.

a cura di Marco Gargiulo

Io e il mio amore: storie quotidiane di musicisti coraggiosi. Racconti in prima persona di successi e fallimenti di chi si mette in gioco per lavorare di, con e per la musica.

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