Si Non Sedes Is – Father of All Lies

Si Non Sedes Is - Father of All Lies

Si Non Sedes Is - Father of All LiesLP – Fallo/Sangue/Escape from Today – 6 t.

La laconica scritta “hardcore”, che accompagna la descrizione di questo disco (e del gruppo intero in realtà), è forse, così, ingenuamente e semplicemente, la perfetta sommatoria e sintesi di tutto quello che i Si Non Sedes Is trasmettono con questo Father of all Lies.

Un’analisi dettagliata, un’autopsia sonora precisa, ci permetterebbe di capire che solamente “hardcore” i romani non sono, anzi. Basta ascoltare come i “banali” palm mute si spezzano, si piegano su se stessi, si spostano per lasciare spazio a un oceano sonoro cangiante e pulsante.

Ci sono passaggi ed aperture degni del più oscuro dei post-rock, trasmutati senza rotture in tranquillità arpeggiate, stuprate nuovamente dalla rabbia di una voce spinta oltre il limite, sanguinante sopra un tappeto di disparità ritmiche; il cantato in italiano trasmette senza ulteriori passaggi, con immediatezza, il messaggio distruttivo della musica, completandosi. Tutti questi fondamentali elementi distintivi descritti si apprezzano ovviamente in tutti i tasselli che compongono l’album. Doverosa però una menzione speciale, per la carica emotiva e il muro di suono prodotti, a Dog Without a Name (la transizione fra le parti e talmente perfetta da non sembrare vera, al primo ascolto) e Il vento (una nove minuti di lacrime e urla).

La produzione e la registrazione esaltano un lavoro sonoro incredibilmente aggressivo, putrescente ma mai melmoso o cacofonico che tocca il picco massimo nei passaggi più angusti e difficili, dove la mitragliatrice ritmica (quel basso!) non si sovrappone mai alle minuzie a sei corde, nonostante tutti gli strumenti siano carichi di distorsione (la parola giusta potrebbe essere “distruzione” in realtà).

Perchè spendere un fiume di parole per qualcosa che alla fine è perfettamente riassumibile con “hardcore” quindi? Contraddizioni? La verità è che a rendere questo disco, non a torto, uno dei più chiacchierati, apprezzati e inclusi nelle classifiche di fine anno, non sono le minuzie tecniche o le incredibili influenze artistiche. È l’impatto. È quella contrazione involontaria dei muscoli che appare scorrendo i solchi, sono i brividi associati ad una frase densa di significato, la calma indotta dalle aperture strumentali, dalla voce sussurrata.

E batate bene che per descrivere tutto questo una descrizione non occorre. Basta una parola. Fabio Fiori

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