Colapesce – Egomostro

colapesce - egomostro

colapesce - egomostroCD/LP – 42 – 14 t.

Dicono che il disco più difficile nella carriera di un musicista sia il terzo. Quello della maturità, tanto per intenderci. Cazzate. Il disco più difficile è il secondo. È con questo che bisogna dimostrare tutto. Innanzitutto che il primo non è stato una botta di culo – ovviamente nel caso di un buon esordio – e che, soprattutto, si è già pronti a rimettersi in gioco, eludendo il rischio più insidioso, quello che neanche i King Crimson di In the lake of Poseidon riuscirono a evitare: ripetersi.

Bene, nel caso di Egomostro, opera seconda di Colapesce, al secolo Lorenzo Urciullo, se questo rischio c’è mai stato, è stato saltato d’emblée. E quindi, largo a sintetizzatori su sintetizzatori, theremin, drum programming e chi più ne ha più ne metta, per affogare dolcemente, sotto un mare di elettronica, il seguito di quel Meraviglioso declino, premiato con la targa Tenco come miglior opera prima.

La direzione musicale scelta, diciamocelo subito, spiazza. Spiazza e piace. E convince. Convincono gli “eccessi di produzione”, come la batteria suonata sul tappeto elettronico di beat (Dopo il diluvio), la ricerca sonora (il tamburo a cornice in Copperfield), gli accenni mediorientali non stereotipati (Sottocoperta).

Egomostro vi farà vivere una goduriosa esperienza uditiva ma senza prestarsi a grossolane piacionerie. Vi farà ondeggiare la testa o sculettare o entrambi: a voi la scelta, sui ritmi trascinanti di Reale; e un attimo dopo farà vibrare le corde più nascoste della vostra emozionalità (“Come si sta bene con te/ valeva la pena sgonfiare il nostro io per un onesto noi” – Mai vista). Farà tutto questo, e anche di più, ma su un ascolto medio/lungo. La goduria vera e propria partirà non prima del quinto.

Nessuna sorpresa: le cose belle vanno assaporate. Lentamente.

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