SUS – Tristi tropici

sus - tristi tropici

sus - tristi tropiciCD – Technicolor – 11 t.

Quasi cinque anni fa, nei pressi di Pistoia, con l’uscita de Il cavallo di Troia, l’avvento di un trio dall’indole schizzata, furente e surreale non poteva che scuotere nel migliore dei modi, proponendo una mistura lontana tanto dai clichè in voga quanto da un genere preciso, visto attraverso un’ottica basilare, e proprio per questo affascinante. Se allora, per i SUS, quello stile di vita si basava in primis su no wave e punk, con contaminazioni free, ascoltando Tristi tropici tanto ne è rimasta la prima componente quanto, in particolare, si avverte una crescita di sonorità tale da dare un’ulteriore ecletticità ad una band già di per sé tutt’altro che stereotipata. Sarà la presenza di un personaggio come Fabio Magistrali alla produzione, ma è evidente il cambiamento radicale e di immediato impatto. Se del mood dell’album di cui sopra è rimasta comunque traccia nel grintoso post-punk di Lunedì feriale, il posto di brani come La cura e Uovo alla coque viene occupato dai rumorismi dell’intima e sospesa Wake, dalle burbere venature pop, con un occhio rivolto al Battisti panelliano, dei sei minuti de Il cerchio, con tanto di inaspettata chiusura mistica, la stessa che diventeranno parte integrante de Il campo aspirazioni e del suo excursus nell’universo prog. Effetti che hanno un’ulteriore prova nell’incedere del sassofono di Duccio Stefanelli, intriso più che mai di pura devozione a James Chance e ai primi Bisca ne Il fascino indiscreto del compasso e soggetto ad uno stato di grazia sia nelle incalzanti trame elettroniche di Amo la gente che smette che nella fumosa Lungomare vuoto di Follonica, e soprattutto in una voce, quella di Alessio Chiappelli, che risulta ineccepibile anche nelle situazioni più rilassate, come una title track intensa e, nelle sue impennate, madida di quei Caraibi tanto cari ai nostri, ed al contempo non lontane dalla follia che li ha sempre contraddistinti, come dimostrano l’indole profetica della piano ballad 1984 e della beffarda Accetta il mistero. Non saranno più, almeno per ora, i meri ragazzacci degli esordi, ma quella dei SUS è un’evoluzione di tutto rispetto, e conferma i nostri come uno dei progetti di maggiore rilievo dello stivale venuti fuori da dieci anni a questa parte. Un album da non lasciarsi sfuggire.

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