La materia della natura: intervista a Stefano Ferrian (SYK)

SYK

Terminata l’esperienza degli Psychofagist (tre album, svariati split e concerti in giro per l’Europa), il chitarrista/sassofonista Stefano Ferrian, insieme al batterista Federico De Bernardi Di Valserra (ex Psychofagist) e la ricercatrice vocale Dalila Kayros, forma i SYK. Atoma, il loro album d’esordio, ha suscitato l’attenzione di Phil Anselmo (Pantera, Down), che li ha accolti nella sua etichetta, la Housecore.

Partiamo dalla fine: perché si sono sciolti gli Psychofagist?

Potrei fare lunghi racconti e mille discorsi ma sinceramente non sono il tipo che perde tempo col passato. Semplicemente le esigenze delle persone coinvolte nel progetto sono cambiate. Personalmente non ho alcuna intenzione di metterci troppo romanticismo anche se la “parentesi” Psychofagist si è portata via metà della mia vita allo stato attuale. Come la vita ci insegna ogni giorno, le cose cominciano e le cose finiscono. Attualmente la mia attenzione è tutta sui progetti ancora in attività.

Come nasce l’incontro con Dalida Kayros? Sbaglio o ha fatto parte della crew durante l’ultimo tour degli Psychofagist?

Durante l’ultimo tour europeo degli Psychofagist Dalila era con noi in veste di opening act del tour. Già ci conoscevamo perché avevo dato alle stampe Nuhk, il suo esordio discografico, con la mia etichetta dEN Records (denrecords.eu). Tra l’altro è stata l’unica occasione in cui abbiamo avuto un opening act ufficiale per tutto un tour con gli Psychofagist. Dal punto di vista umano ci siamo trovati subito bene e siccome abbiamo fatto metà tour in duo non sono mancate occasioni per qualche piccola impronta noise insieme a Dalila tra un cambio palco e l’altro. Sicuramente un incontro fortunato sia a livello umano che artistico.

Tra lo scioglimento degli Psychofagist e l’esordio dei SYK, Atoma, la distanza è solo di pochi mesi. Sono presenti, tra le composizioni, delle rifiniture di idee nate con la band precedente?

Direi di no. Ogni progetto ha già dentro, in base ai componenti che ne fanno parte, una potenziale paletta di stili e idee differenti. Quando mi trovo a comporre per progetti differenti scrivo musica totalmente differente ma con linee guida comuni che identificano uno stile più o meno riconducibile all’autore.

Atoma è stato registrato in quattro, ma dal vivo siete in tre. Dopo il basso avere perso anche l’occasione di avere dal vivo una seconda chitarra. Rimarrete sempre un trio? Pensi che sia più vantaggioso?

Purtroppo non si può sempre scegliere la line-up ottimale. Nella vita di tutti i giorni è difficile trovare persone disposte ad abbandonare tutto per uno stile di vita che non garantisce nessuna certezza economica e che ti apre all’ignoto giorno dopo giorno. Però si va avanti anche se tutto questo girovagare mi ha fatto dimenticare di vivere per più di metà della mia vita. Darsi totalmente alla musica vuol dire sacrificare la vita di tutti i giorni e sostanzialmente significa non esserci mai sul serio per nessuno. Quindi la risposta è sì, rimarremo un trio molto probabilmente e cercheremo di trarre il massimo da questa formazione come al solito. Come al solito le composizioni si adegueranno alle possibilità dei musicisti coinvolti e non penso si sentirà la mancanza di un altro membro.

La produzione di Atoma è stata curata interamente da te. Quando hai iniziato a prendere confidenza con le macchine e a lavorare come produttore?

Ho iniziato a interessarmi di audio già alle superiori e a 19 anni ho frequentato un corso per tecnico del suono durato un paio d’anni. Al periodo lavoravo in vari service e locali come fonico e prima di finire il corso ho iniziato a lavorare anche nel campo della radio come regista e tecnico di pre/post produzione. Atoma a livello di produzione è stato un martirio per varie ragioni e sinceramente, come quasi sempre accade, non è una produzione di cui vado troppo fiero. Sicuramente però il prossimo disco sarà più soddisfacente in termini di sound e composizioni.

Ecco, il vostro nuovo album. Sappiamo che uscirà per la Housecore, etichetta di Phil Anselmo. Cosa puoi anticiparci in proposito?

Al momento è tutto in divenire e non c’è nulla di definitivo. Ho messo giù qualche idea e a breve mi metterò a lavorare in maniera più intensiva al nuovo materiale che sarà molto più pesante e progressivo allo stesso tempo. Phil lo sentiamo molto spesso ma ultimamente era impegnato nella produzione del nuovo disco di Author & Punisher, quindi per ulteriori dettagli credo bisognerà aspettare la primavera.

Com’è nato l’incontro con Anselmo? Secondo te che cosa lo ha colpito maggiormente dei SYK?

Inizialmente siamo stati introdotti da un collaboratore di una nota rivista italiana, già in contatto con Phil, che gli ha consigliato di ascoltare il nostro disco. Successivamente siamo stati direttamente contattati da Phil tramite e-mail, comunicandoci il suo entusiasmo per il nostro primo lavoro. Quest’estate abbiamo avuto modo di incontrare di persona, al concerto dei Down a Majano, Phil ed anche K8, manager di Phil e boss della Housecore Records. In quell’occasione ci hanno raccontato di quanti dischi promozionali ascoltano a settimana e di quanto sia difficile ascoltare qualcosa di particolare. Semplicemente ci disse che Atoma lo colpì immediatamente in quanto un lavoro atipico e molto personale.

Hai avuto modo di ascoltare il suo lavoro con gli Illegals, Walk Through Exits Only?

Al momento non ho ancora avuto modo di ascoltarlo anche se ammetto che da questo punto di vista a volte mi scatta l’approccio del metallaro integralista. Sono molto affezionato ai Pantera come tutti e sinceramente a volte faccio fatica ad ascoltare i nuovi progetti dei miei idoli giovanili…

Stefano, hai suonato il sassofono nel penultimo album omonimo di Paolo Saporiti, su Through My Dog’s Eyes degli Ephel Duath, su una moltitudine di tuo progetti e naturalmente negli Psychofagist. Nasci come chitarrista o sassofonista?

Principalmente nasco chitarrista, ho iniziato a studiare verso i sette anni. Il sax è stata una follia dell’ultima decade che mi ha portato via un sacco di tempo e poche soddisfazioni… Un po’ come la chitarra!

Mi parli un po’ dei tuoi progetti paralleli e della dEN Records?

L’anno passato è stato abbastanza decisivo sotto vari punti di vista parlando delle altre formazioni che portavo avanti. Questo perché, saranno forse i 30 anni arrivati di sorpresa, mi sono ritrovato per due anni sommerso da progetti che richiedevano un lavoro senza senso per portare a casa come al solito poche soddisfazioni. Attualmente non ho progetti fissi oltre ai SYK e A-SEPTiC, il duo insieme a Simone Quatrana. Dopo 16 anni di lavoro non-stop mi sono ritrovato letteralmente a pezzi, quindi ho chiuso praticamente tutto. La cosa mi crea parecchia tristezza ma in fin dei conti quando vedi che i tuoi sforzi finiscono letteralmente nel cesso e soprattutto capisci che anche essere selezionati due anni di fila per suonare all’Umbria Jazz (cosa che ai più sembra un traguardo) con il mio quintetto NuTimbre equivale a zero in termini di vita reale, allora forse è il caso di fermarsi e concentrarsi su poche cose… Tra l’altro meglio che non mi soffermo a parlare di quello che oggi è Umbria Jazz, ma comunque la cosa vale per tutto quello che ha a che fare con l’attività concertistica nel nostro beneamato stivale… Ma finché certe cose non le vedi non le puoi conoscere in fin dei conti. Anche Rara Avis, insieme a Ken Vandermark, è stata una bellissima esperienza però alla fine quello che resta sono sempre briciole e avanzi perché in Italia se non vieni dagli Stati Uniti o dalla Scandinavia difficilmente importa a qualcuno. Ovviamente non mi riferisco a generi o artisti mainstream perché in quel caso non vale da dove vieni ma quanto sei disposto a venderti. Altro progetto attualmente in standby è dE-NOIZE di cui tra l’altro ho il master pronto da un anno e mezzo ma che non riesco a fare uscire. Tra l’altro il terzo disco per la prima volta consiste in una vera e propria band con musicisti da paura come Carlo Garof e Antonio Bertoni (che insieme da anni portano avanti i Tongs) e Dalila Kayros alla voce, tra l’altro al tempo delle registrazioni l’idea dei SYK ancora non esisteva.

E per quanto riguarda la dEN?

Per la dEN vale più o meno lo stesso discorso. Alcuni dischi sono andati bene ma le vendite son talmente basse che mi ritrovo la casa piena di packaging e CD. Allo stesso tempo però la cosa allucinante è che il nostro packaging, ideato in collaborazione con un mio caro amico e designer talentuoso, Davide Soldarini, ha vinto l’oro agli European Design Awards con tanto di cerimonia di premiazione in Germania, mentre il disco dei Rara Avis, Mutations/Multicellulars Mutations, è entrato nei 40 dischi più venduti da un distributore americano come Squidco. Questi alcuni dei risultati raggiunti però allo stesso tempo la realtà delle cose è che non si vive perché poi pare che tutto questo non serva a niente. Purtroppo in musica, ancor più che nella vita reale, conta quante conoscenze hai, quanti soldi hai da buttare in slot sovrastimati (cosa che tra l’altro di solito si riduce in uno stupido sperpero di danari) e quanto sei bravo a leccare il culo a quelli che contano. Personalmente voglio morire con la soddisfazione personale di non aver mai accettato di fare una delle cose appena citate. Per il resto rimango sempre disponibile per collaborazioni che mi interessano e al momento sono abbastanza elettrizzato per le registrazioni del nuovo disco degli Yugen. Per una volta posso dire di essere stato chiamato in causa da uno dei miei gruppi preferiti. Dopo tante negatività volevo concludere con una nota positiva. Non voglio però sembri uno sfogo perché non lo è. Semplicemente le cose stanno così.

Marco Gargiulo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *