Romaobscura Festival 2015 – Traffic, Roma

romaobscura

07/03/15

Sono tre edizioni consecutive che il Romaobscura porta nella capitale grandi gruppi, tutti alla loro prima data di sempre a Roma. L’anno scorso e due anni fa erano presenti, rispettivamente, Primordial e October Tide a capeggiare la scaletta di gruppi. Quest’anno è toccato invece ai Moonsorrow fare da headliner. E volendo riportare (a memoria) proprio le loro parole: “Dicono che tutte le strade portano a Roma. Be’, è stata una lunga strada: ci abbiamo messo quindici anni.”

Volendo fare qualche passo a ritroso, però, bisogna anzitutto premettere che un altro degli obiettivi del festival metal romano è quello di riunire in un’unica data – citando dalla locandina dell’evento – gruppi che siano gothic, esoteric, black, doom e death. E forse il tallone d’Achille de L’alba di Morrigan, gruppo post-rock da Torino, è stato proprio quello di non rientrare a pieno titolo in nessuno di questi generi o tendenze che siano – a dirla tutta non rientrano appieno neanche sotto l’etichetta metal. Di fatto, questa differenza ha portato qualche metallaro medio presente all’evento a sconsigliare addirittura di entrare. Per uno che ha avuto modo di seguirli e di ascoltare a fondo il loro debutto, il problema della loro esibizione è stato forse una scaletta troppo breve, che ha impedito loro di proporre canzoni che probabilmente avrebbero riscosso più successo.

Dopodiché è il turno dei palestrati Lahmia, gruppo melodic death romano che torna sul palco dopo una crisi che li ha portati a circa un anno e mezzo di silenzio. Si sentiva che gli ingranaggi, un po’ arrugginitisi dopo la pausa forzata, dovevano essere ancora oliati per bene. Tutto sommato, il repertorio si è dimostrato ben equilibrato grazie anche all’ottima abilità compositiva che erano riusciti a dimostrare su disco. A riprova del fatto che la pausa e i cambiamenti nella formazione abbiano incrinato le dinamiche preesistenti, l’unico altro neo della loro esibizione è stato il pezzo inedito da loro suonato per la prima volta live, il quale è risultato leggermente sconclusionato e confusionario. La completa mancanza di volume al basso per il primo paio di canzoni, inoltre, è solo il primo di una serie di problemi e complicazioni simili che si protrarranno fino alla fine del festival.

Quest’anno, le uniche eccezioni all’italianità del Romaobscura sono stati, insieme ai Moonsorrow, i Callisto, anch’essi finlandesi. Entrati in scena dopo i Lahmia, si dedicano ad un misto tra post-rock e metal. Come L’alba di Morrigan, rappresentano le pecore nere (o mosche bianche, dipende dai punti di vista) del festival. A differenza dei torinesi, però, le loro sonorità sono molto più oscure e pesanti, con qualche sprazzo che talvolta tende al post-hardcore e che ricorda maggiormente i The Ocean. Dopo il successo di Noir, le loro ultime due uscite discografiche sono state un po’ sottotono e prive di mordente. Ciò si è riflesso anche sul palco, presentando un gruppo molto statico – ci sono volute tre canzoni per far cambiare postura al cantante e altre due per fargli spiccicare un “thank you” al pubblico. Il risultato è che i quarantacinque minuti a loro disposizione sono passati abbastanza indolentemente – complice qualche fastidioso problema di equalizzazione al basso – nonostante il livello oggettivamente alto della proposta musicale.

Non si può dire lo stesso degli attesissimi Dark Lunacy e della loro esibizione, durata decisamente troppo poco e meritevole di più tempo. La scaletta del gruppo parmense si è dipanata tra canzoni del nuovo album quali The Decembrist e Sacred War, e vecchi classici come Aurora e la conclusiva Dolls. È stato un peccato poter vedere solo quattro membri sul palco e dover sentire le orchestrazioni e una chitarra registrate. Sarebbe estasiante poterli vedere prima o poi in un teatro, con tanto di cori e orchestra, così da poter godere al massimo della loro musica; purtroppo potrebbe non essere possibile, considerando più che altro il piccolo seguito che hanno in Italia in paragone a quello russo o messicano. Il microfono di un Mike Lunacy sempre più brizzolato, spentosi per metà canzone, ha macchiato leggermente uno show che altrimenti sarebbe stato assolutamente impeccabile.

Infine, dopo un sound-check di mezz’ora che non sembra servito a troppo per via dei volumi mal equilibrati, arriva il turno dei Moonsorrow. Cori e tastiere troppo bassi rispetto alla voce principale hanno pregiudicato parzialmente la godibilità delle prime canzoni. Per contro, fortunatamente, la bravura del quintetto finnico ha fatto il resto, controbilanciando gli aspetti negativi. Man mano che l’esibizione procedeva, comunque, sembrava esserci stato un assestamento in meglio degli equilibri volumetrici, finché un blackout non interrompe una canzone a metà. Il problema viene risolto abbastanza velocemente e i Moonsorrow riprendono a suonare per le ultime tre canzoni, proponendone una in più rispetto a quanto prevedeva la scaletta.

Nel complesso, la terza edizione del Romaobscura si è dimostrata inferiore rispetto alla precedente. L’affluenza da parte del pubblico sembrava leggermente diminuita; e la coerenza dei generi dei vari gruppi invitati a suonare era probabilmente maggiore in passato. Tutto sommato, però, il festival si conferma come una grande attesa, soprattutto per la sua particolarità, e per le sorprese che può riservare. Edoardo Giardina

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