Behind the Records: Avantgarde Music

Behind the Records

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano l’Avantgarde dalle altre etichette indipendenti?

Roberto Mammarella: Avantgarde Music è nata nel 1994 da quel che si dice uno spin off, ovvero, ovverosia da un distaccamento e/o trasformazione da una label preesistente (Obscure Plasma Records). In realtà io considero il 1995 come vero inizio delle attività di Avantgarde, in quanto nel 1994 non ho fatto altro che pubblicare (a volte riportando anche il nome Obscure Plasma) album che erano già in lavorazione con la label precedente nonché in (pochi) casi voluti dal mio precedente collaboratore dell’epoca. Quindi nel 2015 ricorre il nostro ventennale, sapevatelo! Non so cosa differenzi Avantgarde dalle altre italiane… Ai tempi avrei detto che noi eravamo più europei, mentre le altre qua tendevano a pubblicare solo band italiane, ma questo è cambiato.

Quando hai fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

No, a dire il vero no. C’era un’ideale, un modello generico, una idea generica che tutte noi (etichette) ai tempi seguivamo (Osmose, Adipocere, Relapse ecc, tutte le label nate ad inizi anni ’90) ma non una in particolare. A quei tempi il mondo delle label era drasticamente diviso in due: c’erano le label molto grosse e dall’altra parte la nostra fogna. Pensare/sognare di diventare una mega label era cosa riservata a poche (Nuclear Blast, Century Media, Earache), e comunque etichette con alle spalle una enorme base locale. Se non diventi grande prima a casa tua è difficile tu lo possa diventare internazionalmente. Intendiamoci, non è il solito discorso da sfigato complessato italiano (come spesso succede tra i gruppi) ma un dato di fatto: in Germania, Francia, Inghilterra, USA si vendevano (vendono ancora, con le debite proporzioni) i dischi, in Italia no. Anche quei beoti dei finlandesi sono riusciti a creare un solido mercato metal, con tante band locali che andavano in classifica addirittura, ed una label agli inizi assolutamente irrilevante come la Spinefarm è diventata una major grazie alla sua potenza locale. In Italia quando si parla di mercato metal s’intendono gli anfibi e le borchie che vende EMP, ho detto tutto.

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Non esiste nessuna filosofia, dipende dall’umore e dalle urgenze della giornata… La frase è ben meno arrogante di quanto possa sembrare. Sono una persona esageratamente pragmatica, non lunatica: forse per questo motivo ho spaventato in passato alcuni gruppi che invece, evidentemente, preferivano sentirsi raccontare balle di carriersmo da altre label. Quindi se proprio vogliamo ricavarne una filosofia “portare a casa e al salvo la pelle ogni sera”.

Fai tutto da solo? O ti avvalete dell’aiuto di qualcuno?

Durante l’età dell’oro, quando bastava pubblicare un cd dei più stronzi per venderne 5000 copie come minimo, eravamo in 4. Ora in due. Naturalmente ci sono servizi esterni, come promozione e spedizioni, altrimenti dovrei rimanere qui anche la notte…

Come selezioni gli artisti da accogliere nel roster?

Non esiste nessuna filosofia, dipende dall’umore della giornata.. ripeto quet frase anche qua e a maggior ragione qua. Non vale nemmeno la frase “devono piacermi”: spesso ho pubblicato e tuttora pubblico album di band che non mi fanno impazzire. Succede sempre meno per fortuna, ma non perché io sia diventato una persona più bella, ma solo perché vale sempre meno la pena calarsi le braghe per band che ti fanno cagare. Ai tempi dicevo “qualcuno l’affitto lo deve pagare”, da cui la firma di band come i Taake, che vendevano 20.000 copie di un cd. Gli stessi Behemoth, detta tutta, non è che mi facessero impazzire, non era il mio genere. Ma direi che una buona label deve sapere riconoscere l’eccellenza anche in un genere per il quale non stravede personalmente. In fin dei conti, mi si passi la frase, non sono io che lo devo comprare, così come non conosco tabaccai che alla sera si portano a casa sigarette da degustare e così come non crederò MAI che in Century Media o Nuclear Blast passino le giornate a fare headbanging sulle note delle loro band. Ma anche se non piacciono personalmente devi avere la garanzia che sia un album valido, non potresti mai fare bene questo lavoro se avessi la consapevolezza di pubblicare delle cagate: ci vorrebbe infatti ben più coraggio a spacciarli per belli che non a pubblicarli. Consideriamo anche che oggi calare le braghe per una band che vende ma non ti piace significa calare le braghe per 500/700 copie in più rispetto ad una che ti piace. Ma a volte anche quelle 500 in più possono significare non doverci rimettere dei soldi per colpa di altre band che invece adoro ma che vendono meno di niente.

Sei più tu a cercare, o sei soprattutto cercato? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Guarda, non mi prendo così seriamente da arrogarmi un metodo, e sai che ti dico? Che label manager ben più impostati di me e che si riempiono molto la bocca di concetti e principi combinano molte più cagate del sottoscritto. Qui ormai arrivano almeno cinque proposte al giorno dai gruppi in cerca di contratto, non scherzo. Ieri ho firmato una band che ha mandato solo un link YouTube, senza nemmeno presentarsi o nemmeno scrivere un cazzo di “Ciao vecchio stronzo”. Io a questo link/messaggio (dopo averlo ascoltato ovviamente) ho risposto con un “spero tu lo faccia pubblicare a me” e in 20 minuti abbiamo chiuso l’accordo. Le strategie le lascio alle fantasie di label manager che sognano ancora di fare carriera su un treno che in realtà è già partito da troppo tempo, che ostentano una professionalità ed una impostazione lavorativa strappa mascelle, ma che poi si scopre fare questo lavoro solo part time o campare ancora con la paghetta del papi, riccotto industriale presso la cui officina meccanica vanno a fare quattro ore al giorno. Conosco qualcuno dei miei colleghi che faceva pure la doppia voce al telefono, per far sembrare che non fosse certo lui a rispondere ma qualche dipendente! (ride, NdR)

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Cazzo ti sto distruggendo tutta la pippa ideale che ti era fatto su questo mondo forse… Ma io non propongo più nemmeno un contratto cartaceo, la band è libera di andarsene quando vuole, anche un minuto dopo l’uscita di un CD (ma anche un minuto prima). Neanche le bestie si tengono legate al guinzaglio. Ormai vedo quasi tutte le uscite (tranne un paio di casi, Abigor e Darkspace, che sono state molto più onerose e sulle quali quindi vanto una “proprietà” da casa discografica) come delle licenze: la band mi da in comodato d’uso la sua registrazione, della quale rimane proprietaria, per tot anni, per stamparla in cd/lp, distribuirla ecc. Profitti: molte band oggi desiderano (o preferiscono, per meglio dire) essere pagati in natura, ovvero avere molte copie del loro CD anziché attendere royalties derivanti da vendite al contagocce e sbriciolate nel tempo.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il tuo best seller?

In media oggi un titolo vende quante erano le copie promozionali che si facevano per un CD nel periodo 1995-2005. Ti lascio con questa amara frase che dice tutto e niente. Più tutto che niente. Il best seller è stato “Mediolanum Capta Est” dei Mayhem, un album registrato per sbaglio una sera a milano e che ha venduto quasi 40.000 copie per noi ma che in realtà ha poi continuato a vendere essendo stato licenziato alla Peaceville ed in passato anche alla Century Media USA (vendendo in totale quindi, presumo, anche il doppio).

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

Non potrei mai rispondere alla tua prima domanda, è come chiedere ad un padre di ammettere pubblicamente se preferisce un figlio o l’altro. Lo pensa certo, ma non lo dice. Sottovalutato… Non saprei, a me sembra abbiano tutti avuto la giusta visibilità. Poi ci sono le coincidenze ovviamente: band che magari pubblicate da un’altra label avrebbero fatto di più anche, non si può dire… nonchè molti sopravalutati.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Non faccio più banchetto ai banchetti dei concerti, sono stanco di dover discutere con promoter locali che ritengono che sia io a dover pagare il cachet che devono loro alle band e che non possono permettersi di pagare perchè sono venute 34 persone anziché 300… In percentuale direi che le vendite avvengono ormai al 70% presso gli store online, che sia il nostro o quello di altri mailorder con cui collaboriamo.

Come vedi in prospettiva l’oggetto disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la fisicità di vinile e/o CD ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Io penso che in generale la gente non abbia più un grande interesse per la musica, o meglio, tempo da dedicare ad essa. L’acquisto di un prodotto fisico costringe ad una dedizione. Non ti compri una macchina se non la usi mai: è troppo cara e va ben mantenuta in garage. La gente è comoda cliccando dei link YouTube e, in tutta onestà, lo faccio anche io. Il concetto di scaricare è già obsoleto. chi scarica più? e perchè mai dovresti scaricare nel PC migliaia di cartelle di file quando  sono tutte disponibili in streaming? I clienti in negozio sono quasi tutti nel mezzo dei loro 30 perlomeno, se non nel mezzo dei 40: gente rimasta attaccata a questo rituale dell’abitudine, per fortuna.

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale ti trovi in sintonia?

No, solo in moderata collaborazione. Colleghi, non coniugi.

Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi?

Visto che per vari motivi personali non mi posso nemmeno permettere di morire ora, e visto che questo so fare nella vita, ho paura per molto tempo saremo ancora qua. Questa è l’unica cosa che mi sento di dire. Per tutto il resto… Pánta rêi.

a cura di Marco Gargiulo

Behind the Records: la parola alle etichette discografiche.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *