Fabi Silvestri Gazzè – Il padrone della festa

Fabi Silvestri Gazzè - Il padrone della festa

Fabi Silvestri Gazzè - Il padrone della festaScuola romana, questa sconosciuta, vecchia o nuova che sia. Gli anni ’90 sono ormai un ricordo, specialmente adesso che si è quasi alla soglia dei 50, ma non quando l’argomento in ballo è quello di un’amicizia ancora all’ordine del giorno. Per Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè è un fatto non da poco conto: stessa partenza, mete tanto differenti eppure vicine tra loro, quelle delle loro carriere, sospese tra pop e musica d’autore. E proprio le partenze giocano un ruolo fondamentale, specie se riguardano un viaggio in seguito al quale rincontrarsi ed unire le proprie forze per dare luogo a qualcosa di proprio fuori dalla sede live sono le prerogative per cui un album come questo Il padrone della festa prende forma. Non c’è ruffianaggine, non c’è competizione, quanto piuttosto tutti gli elementi che hanno sempre contraddistinto ogni reciproco stile adoperato nel tempo ed in contemporanea, vista la presenza di colleghi passati e recenti come Piero Monterisi, Fabio Rondanini ed Adriano Viterbini, il tentativo di dare luogo a qualcosa di leggermente diverso, “perché l’ultimo che passa vale come il primo“, come recita una Life is sweet caratterizzata da ritmi frenetici, felicemente fuori dagli schemi come anche la telecronaca festaiola del combattimento pugilistico de L’avversario. È un universo fatto di brani pacati e rilassati come di ballate elettriche (Alzo le mani e Come mi pare, memori rispettivamente di Kings of Convenience e Coldplay), di ritratti concepiti sia secondo una visione collettiva (la vita di Giovanni sulla terra raccontata a colpi di dobro) che personale (Canzone di Anna, la maggiormente fabiana del lotto, con tanto di solo di tromba di Paolo Fresu, Il dio delle piccole cose, in mano a Gazzè), mood cubani e caraibici per Spigolo tondo e quasi bandistici quando si tratta di adornare l’intensa retrospettiva parasentimentale di L’amore non esiste, fino al cadenzato scioglimento a mo’ di crescendo, nel manifesto della title track, ma anche momentanei stalli, quelli dell’intima marcia funebre di Arsenico ed il soliloquio di Zona Cesarini. Intenti che in un disco del genere si traducono in livelli qualitativi molto soddisfacenti: Il padrone della festa probabilmente non passerà alla storia, ma è un disco sincero di tre musicisti che, malgrado pregi, difetti e la consapevolezza della fine dei tempi d’oro, sanno ancora cosa significhi saper emozionare, allietare, riscaldare.

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