Il ritorno del cavaliere nero: intervista a Gianluigi Cavallo

ilnero

Nel 1999 raccolse una pesante eredità, essere la voce dei Litfiba nel dopo Piero Pelù. Ora, a nove anni dalla fine di quella parentesi artistica, Gianluigi “Cabo” Cavallo torna a sorpresa con una nuova band, IlNero.

Come mai lasciasti i Litfiba?

La verità è che non riuscivo più a divertirmi. Artisticamente non c’erano più le condizioni per andare avanti. Io e Ghigo avevamo praticamente gusti musicali un po’ troppo lontani, e quindi non era facile far convivere quella che è la mia necessità di evolvermi e di andare oltre. Adoro evolvermi, adoro scoprire quello che c’è oltre, muovermi, mettermi in gioco. C’erano delle divergenze, ma non c’è stato nessun tipo di screzio. Ho preferito dire “Io non mi diverto più”. Quando hai l’onore di fare quel tipo di lavoro hai molto tempo libero, io nel frattempo ho fatto un sacco di cose in più: ho prodotto una band, gli Scaramouche, collaboravo con uno studio di registrazione, collaboravo con un gruppo radiofonico toscano per dei programmi… Trovavo più soddisfazione nel fare delle attività diverse che comporre ancora con i Litfiba.

All’indomani della reunion con Piero Pelù dal sito ufficiale scomparvero i dischi che avevi realizzato con i Litfiba. Come la prendesti?

Devi sapere che non ho più seguito la storia dei Litfiba, in senso buono! Questa notizia mi arrivò per caso quando aprii la mia pagina Facebook perché un sacco di persone si misero in contatto con me raccontandomi quanto fosse successo. Sinceramente è qualcosa che non ho capito, non trovo una sola motivazione valida per aver fatto quello di fronte al rispetto che è dovuto ai fan, alle persone che ti seguono… Chi mi ha conosciuto lo sa, io tengo molto alle persone che ti seguono perché spendono tempo, soldi, fatica, ore. A loro è dovuto il rispetto e la tua parte artistica vera.

Sono state molte le persone che hanno, in un certo senso, rivendicato la discografia dei Litfiba con te.

Io ho sempre avuto un bellissimo rapporti con i fan, anche se la parola fan non rientra nel mio vocabolario, li vedo più come conoscenti, amici… Perché nascondere dal sito ufficiale di una band quei dischi che sono usciti sotto quel nome? Qual è il senso? Lo trovo un gesto offensivo nei confronti di chi ha comprato/amato quei dischi. Mi domandavo: “Ma che cazzo sta succedendo?”. C’è gente che voleva cambiare la storia dei Litfiba!

I tuoi fan, anzi, le persone che ti seguivano in tutti questi anni, aspettavano tue nuove canzoni da un bel po’ d tempo. Possiamo dire che sei ritornato per colpa loro?

La colpa è proprio loro! (ride, NdR)

Com’è nata la tua nuova band?

La band è formata da conoscenti, persone normali e speciali allo stesso tempo, con le quali condivido il mio tempo e mi fanno provare emozioni. Dopo tanto tempo che ero fuori dai giochi vedevo che le persone su Facebook condividevano vecchie fotografie, vecchie video, canzoni di quel periodo… Alla fine sembrava quasi che volessi nascondermi, ma semplicemente ero molto impegnato con il mio lavoro. Virtualcom per me è come se fosse una band: siamo un team giovane e brillante, siamo partiti da zero e ora siamo i numeri uno al mondo grazie ai nostri software per l’editoria. Inventarsi un’interfaccia, un algoritmo di calcolo, una funzionalità è come scrivere una canzone alle volte. Devi entrare in un mondo dove la percezione di quello che fai e quello che sei è bella, è interessante, è profonda… È verso l’arte! Aggiungici poi che gran parte dei programmatori suonano anche. Daniele Timo Secondi, che dal vivo suona la chitarra acustica, è un programmatore HTML, CSS, JavaScript eccellente.

Alcuni dei membri de ILNero (Giuseppe Intorre, Nunzio Bisogno, Riccardo Rossi) sono in primis delle persone che hai conosciuto durante gli anni con i Litfiba: Riccardo per esempio era coordinatore nazionale del fun club post-Pelù.

Nel 2013 ritrovo Riccardo, Nunzio e Giuseppe e mi dicono “Perché non registriamo una cover?”. Tutti hanno preso quest’idea con molto entusiasmo e abbiamo registrato Heroes, un pezzo del Duca Bianco che ho sempre amato. È dedicata a quelle persone che, nonostante la mia dipartita del 2007, hanno manifestato un affetto che mi onorava. Quando era facile nascondersi, cambiare bandiera, hanno dimostrato di rimanere in piedi orgogliosi di certe emozioni che non hanno intenzione di dimenticare. Ci sono persone che nonostante tutto credono in quello che gli ha fatto vivere quelle emozioni, specialmente ora che c’è bisogno veramente di eroi perché i tempi sono veramente duri per tutti. È dedicata a un mondo normale, ma speciale.

È stata la scintilla che ha fatto ritornare in te la voglia di salire di nuovo sul palco?

Abbiamo avuto dei bellissimi feedback, e soprattutto: me la sono gustata, mi sono divertito molto! Da lì Giuseppe mi dice: “Ma perché non proviamo?”, inizialmente declinai perché ho un lavoro che mi porta via testa e tempo, ma loro mi dicono “Non ti preoccupare, ci pensiamo noi”. Gli mandai i miei pezzi, una ventina di inediti. Dopo un po’ mi telefona Giuseppe chiedendomi se avessi voglia di venire a Napoli per ascoltare qualcosa. Arrivo giù, sento provare i pezzi che ho scritto e arrangiato al computer da persone che stimo, apprezzo… Mi si accende qualcosa dentro. Non volevo neanche cantare! Dopo un po’ canto il primo pezzo, poi il secondo ed esclamo “Cazzo mi sto divertendo come un cretino!”. Dovevo trovare il tempo di dedicarmi a questo nuovo progetto. Ci siamo spaccati di prove e abbiamo suonato due date secret concert a Napoli, così da non rompere le scatole a nessuno, in locali molto piccoli, e sono andate molto bene. Nel frattempo si erano unito al gruppo mio figlio Sebastiano alla chitarra ritmica…

Tuo figlio ha seguito le tue stesse orme.

Sì, ho incominciato a vederlo in sala prove, ed era fantastico girarsi e vederlo suonare come un dannato! La cosa ci ha ulteriormente avvicinati. Girarsi e vedere tuo figlio che suona è qualcosa di splendido.

Perché ILNero?

È un concetto che io adoro. Il nero è tante cose, come un colore, ma si può anche considerare come la madre della luce. Uno stato di quiete, di evoluzione, di conoscenza di se stessi. È uno stato dell’anima dove percepisci te stesso e l’infinito che ci ruota intorno. Fin da bambini ci hanno però abituato che nel buio si muovono delle creature strane… Che due coglioni!

C’è un disco in cantiere?

Sì, stiamo terminando le fasi finale, gli arrangiamenti… Abbiamo suonato tutto il disco a Parma, 14 pezzi inediti. Abbiamo fatto un percorso al contrario, abbiamo chiamato i fan e gli abbiamo detto: “Volete ascoltare il disco prima che esca?”.

Un’operazione d’altri tempi.

Non abbiamo nessuna pressione, non abbiamo nessun tipo di finzione da sostenere. Siamo trasparenti e profondi perché ci piace quello che facciamo e ci crediamo fino in fondo. Non vogliamo seguire pattern standard. Non abbiamo voglia di vincere, speriamo solo di fare il nostro meglio. Quindi prima il concerto inedito, immagina le persone: non potranno cantare nessuna canzone, forse applaudiranno alla fine del brano se gli sarà piaciuto. Avranno solo un ascolto a disposizione. Una situazione un po’ strana, ma che io ritengo molto intima. Prima di comprare un disco ascoltavi un singolo in radio, noi li facciamo prima tutti dal vivo! (ride, NdR)

Che cosa ne pensi dello streaming?

Sono sopraffatto dal digitale! Ricordo più di un viaggio in macchina, che è il momento migliore per ascoltare musica, dove mi ero segnato quali dischi avrei comprato su iTunes. Una volta in viaggio stavo già ascoltando il nuovo album dei Foo Fighters, de Il teatro degli orrori… Pago volentieri perché ho quel che desidero, ce l’ho in alta qualità e quando voglio. E soprattutto iTunes paga delle royalties più che dignitose agli artisti.

E del download illegale?

Il problema è definire illegale qualcosa che è raggiungibile in modalità standard. Sono figlio dei computer, programmo da quando ho 12 anni, e mi è sempre rimasta in testa una cosa: se tu trovi un modo per far sì che le cose funzionino, o che riveli dei punti deboli di un sistema, è inutile che stai a dire che è illegale. Non credo sia illegale fare calcoli matematici e trovare un baco nei vari protocolli, quello è essere intelligenti. A volte mi è capitato di scaricare qualcosa per ascoltarlo perché non c’era possibilità di avere un’anteprima, prima bisognava andare in un negozio di dischi.

Una volta si rischiava di più comprando un disco senza averlo ascoltato. Ora si scarica, se piace archivi, sennò cancelli.

La cosa che adoro di iTunes è il preascolto, 30 secondi a canzone. Che c’è di male? La gente quando può raggiungere qualcosa gratis ha un problema con la sua coscienza: lo scarico pirata o lo compro? Non sto difendendo il concetto di illegalità, sto semplicemente dicendo che non si può accusare un ragazzo di vent’anni che vuole farsi una cultura musicale. Secondo me deve essere rivisto il concetto di diritto d’autore e il concetto di distribuzione in certe cose. Va rivisto quello che è il contesto legale e illegale. Scambiarsi una canzone che io ho e darla a te non mi sembra illegale, no?

Assolutamente. Quando ero iscritto al forum dei Litfiba ci scambiavano GB di bootleg, di materiale che non era più reperibile sul mercato.

C’è una definizione di “illegale” errata. Scambiare dei file audio di un disco che io ho comprato non mi sembra illegale. Definire facilmente illegale una cosa secondo me è una grandissima cazzata!

Che cosa ascolti ultimamente?

Sicuramente Il teatro degli orrori, li trovo interessatissimi. Una delle più interessanti novità del panorama rock. A livello internazionale Foo Fighters, per me Dave Grohl è geniale e semplice.

Sei ancora in contatto con Ghigo, Gianmarco (Colzi, batterista dei Litfiba dal 2001 al 2007, NdA) e Gianluca (Venier, bassista dei Litfiba dal 2000 al 2007, NdA)?

Li sento ogni tanto.

Tornerete mai a fare qualcosa insieme?

Non amo i revival, mi piace guardare avanti.

Marco Gargiulo

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