Hierophant – Peste

Hierophant - Peste

Hierophant - PesteCD/LP – Bridge Nine – 10 t.

Gli italiani Hierophant, dopo Greath Mother: Holy Monster (2013) si sono dedicati ad un album massivo, ricolmo di buoni propositi e di dieci tracce in soli 21 minuti.

La copertina rappresenta un mondo in rovina, ombra di se stesso, dalla terra arsa, ricoperta di cadaveri ed alberi spogli, dove l’unica figura umana presente è un medico della peste con la sua caratteristica divisa della metà del ‘600. Peste è un disco introspettivo ed analitico, dove il male nero è incarnato da una società marcia e logora, cresciuta divorando la propria stessa carne fino a ridursi ad uno scheletro nichilista.

I titoli delle tracce, rigorosamente in italiano, descrivono alcuni dei mali prodotti da questo morbo esistenziale, succedendosi in rapidi flash musicali carichi di rabbia e distruzione.

Il proposito sarebbe lodabile, se questa bella narrazione fosse supportata da una maggiore freschezza compositiva, purtroppo soffocata dall’imponenza monolitica che il sound del disco impone, nonostante la sua frammentarietà strutturale.

Il muro sonoro che questo interessantissimo quintetto propone è generoso, ricco di forza compositiva, ma da solo non giustifica una suddivisione così parcellizzata dei 21 minuti a disposizione, la quale crea confusione nell’ascoltatore e la quasi totale impossibilità di riconoscere una traccia dall’altra, salvo rare eccezioni.  Inganno, Masochismo, Nostalgia, Apatia e gli altri brani, sembrano essere sfumature di uno stesso male, ma nulla riesce a definire in modo chiaro quale emozione contraddistingua i concetti espressi. Questo tratto, a nostro avviso, è il punto debole di un lavoro che avrebbe potuto dire molto di più, se avesse ridotto gli obiettivi concettuali da raggiungere, rifuggendo, così, lo spettro della speculazione intellettuale.

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