Luminal – Acqua azzurra, Totò Riina

CD – Le Narcisse – 14 t.

Come impatto in termini sia di pubblico che di musica italiana in generale, un disco come Amatoriale Italia ha portato molto adeguatamente a compimento l’obiettivo di punto di rottura con il passato, permeato di crudezza, schiettezza, spigliatezza, violenza, dubbi e certezze interiori ed esteriori ed un post-punk noise-no waveggiante dotato di una forza tale da lasciarsi dietro il rock venuto precedentemente in maniera indolore. Un sentimento conflittuale che, nel caso dei Luminal, finiva anche per mantenere una certa vena melodica. Un sentimento conflittuale che, a meno di due anni di distanza, ritorna, ma in maniera maggiormente distruttiva. Acqua azzurra, Totò Riina, quarto album in studio dei Luminal, non si basa esclusivamente su un rapporto bene-male, ma denota un’ulteriore crescita e rottamazione di sonorità, secondo un’indole ormai definitivamente basata sul DIY, a cominciare dal delirio Professionale Italia, metamorfosi quasi interamente priva di musica, un infinito succedersi di voci di commercianti campani partorito dal batterista Alessandro Commisso intervallate da un momento tribalistico. Un’illusione, l’acqua azzurra che diventa Totò Riina subito dopo, là dove ad imperare sono, come sempre le voci di Alessandra Perna e di Carlo Martinelli: L’operaio della Fiat II: la vendetta nasconde dietro il citazionismo a Rino Gaetano l’ideale seguito de L’aquila reale, uno spoken word ai confini dell’industrial alla Ministry, più analogico e molto meno elettronico, lo stesso che in Anna e il caldo che ha dimostra come il confine tra noise ed una sorta di techno (!!) sia alquanto labile ed assume ne I bambini sono a scuola un tono suadente, maliardo, beffardo e fascinoso; La vera storia di Renè Guenon, pornoattore, nel suo rappresentare il “lato oscuro” di uno scrittore, funge da melting pot melodico e sonoro tra la Monna Lisa di Ivan Graziani (!!!) ed un sentimento jazz-core enfatizzato dalla tromba di Grazia Negro; La tua ragazza è una puttana, specchio di tempi contraddittori, è un’arringa avanguardistica su cui aleggia un salmodiare ferrettiano; il tutto mentre a muoversi è una sezione ritmica più a suo agio che mai, sia quando è cadenzata (Non riesco ad avere soddisfazione) che quando si fa incessante e serrata (Al settimo cielo, la marcia funebre di Odio gli idealisti), e le proprie lezioni si susseguono l’una dopo l’altra, su tutte quella dei Sonic Youth dei ’90 e soprattutto degli ’80, dal punto di vista musicale (Greetings from Rossano Calabro (CS)) e testuale (l’annichilente Ammazza i tuoi idoli), ma non è da meno quella dei Minor Threat, nella bomba ad orologeria da meno di un minuto Onora il padre e la madre. Dulcis in fundo, due eccezioni alla regola quali la ballata elettrica Correre nel buio, con tanto di allucinato e folkeggiante solo di armonica, un segno di rivalsa all’interno della bolgia, persino vagamente riconducibile a certi brani del primo periodo, e la conclusiva C’è un solo modo di imparare, in cui viene lasciato spazio esclusivamente a parole ed interferenze noise-drone, come da esemplare insegnamento da parte degli ultimi Swans. Tutte parti di un processo, quello dei Luminal, di continua crescita, di resistenza, di rafforzamento della propria personalità, a cui l’album in questione non viene certamente meno, confermandoli come uno dei gruppi di maggiore rilievo del panorama attuale. Acqua azzurra, Totò Riina: lasciate ogni speranza, o voi che entrate.

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