IOSONOUNCANE – Die

IOSONOUNCANE - Die

CD – La famosa etichetta Trovarobato – 6 t.

Jacopo Incani è un artista contraddittorio, atipico, forse discutibile, indubbiamente un pesce fuor d’acqua rispetto a quello che è il livello generale della moderna musica d’autore di nuova generazione. Eppure, allo stesso tempo, tale da non risultare privo di interesse, per via di una formula che proprio in una voce sguaiata, fuori dagli schemi, non priva di richiami al Lucio Dalla del periodo roversiano, e negli arrangiamenti a volte scarni, di scuola lo-fi, altre forsennati, imbevuti di elettronica, ha trovato i suoi punti di forza, come dimostrato da un album come La macarena su Roma. Lo spirito di IOSONOUNCANE è questo, che piaccia o meno, ma è tale per cui non venga meno la necessità di dare un taglio netto a ciò per proporre qualcosa di alternativo. Die, frutto di un concepimento durato cinque anni, intervallati dal singolo Le sirene di luglio ed un mini-tour in versione trio, ne è una prova lapalissiana: di ciò che è stato il lavoro di cui sopra non ve n’è quasi la minima traccia, quasi a voler tenere fede alla scelta di ripartire da zero, preferendo una ricerca sonora dove, ad un occhio rivolto verso il centro dell’opera, la Sardegna, coincidono un principio, quello di Tanca, che in otto minuti adempie al compito di gorgo temporale, capace di conciliare ritmi aborigeni, riti voodoo e canti tenores, e di grugnito che dal profondo della terra giunge verso l’alto, senza lasciare superstiti, ed una fine, quella di Mandria, ponte levatoio verso la modernità, dove gli andamenti sciamanici divengono tutt’uno con ritmiche occhieggianti al mondo della discoteca. Uno stato di perdizione spazio-temporale, quello della vita e della morte, in cui si susseguono Stormi, che nella sua accezione pop-beat 60’s presenta un mood alieno, tale da portare a Buio, catalizzatore in dieci minuti di senso di psichedelia 70’s, certi Beach Boys e l’anima latina di un altro Lucio, colui che è stato sfiorato solo parzialmente da qualcun altro in precedenza, quasi a voler anticipare una situazione maggiormente movimentata e tirata, tanto rock e non rock, dove ai tenores si confondono vocalizzi dal sapore soul, espressa da Carne, prima del placido epilogo, tracciato da mellotron e fiati, di Paesaggio. IOSONOUNCANE, virando la rotta in maniera decisa e posizionando al centro di tutto calma e virtù, ha finito per avere ben chiare le idee, dando luogo ad un disco vero, sanguigno, capace di coinvolgere ascolto dopo ascolto. Chi ha apprezzato La macarena su Roma può trovarci una conferma definitiva, chi non ha fatto altrettanto non si esclude possa, magari in futuro, dargli un’ulteriore possibilità.

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