Nero di Marte – Closer, Roma

nero di marte

27 marzo 2015

Quasi un anno preciso dopo il furto della loro strumentazione, i Nero di Marte tentano un nuovo approccio con la capitale italiana, questa volta al Closer.

Per aprire la serata al gruppo bolognese, salgono sul palco i Leviathan che, a dispetto del nome molto black metal e poco originale, suonano post-hardcore. Le composizioni in sé si presentano energiche e cariche di groove, tuttavia uno dei loro nei è rappresentato dai cambi di tempo e velocità talvolta troppo repentini e slegati, i quali rischiano di lasciare gli ascoltatori troppo spaesati. Inoltre, non doveva essere la serata giusta per il trio romano: la loro esibizione viene interrotta due volte, prima perché si rompe la tracolla del chitarrista-cantante, e poi perché i membri, non mettendosi d’accordo adeguatamente, sbagliano ingenuamente canzone.

Dopo di loro è il turno degli Onryō, il cui cantante è anche il fonico del locale. Il genere che propongono è una sorta di death metal brutale misto ad elementi mathcore. Colpisce molto la bravura tecnica di tutti i membri del gruppo, e il cantante si dimostra tutto sommato un buon frontman, simpatico e a suo agio sul palco e col pubblico – anche se c’è da considerare che sicuramente li conosce molto bene entrambi. Purtroppo anche loro finiscono col sporcare leggermente la loro esibizione altrimenti distinta quando il chitarrista, a canzone appena iniziata, non sentendosi più in spia, si blocca.

I Necroart, da Pavia, avendo già tre album e non giusto qualche EP e/o demo alle spalle, dispongono sicuramente di più esperienza dei gruppi precedenti. Tuttavia, non per loro colpa, ancora prima di iniziare, gli si presenta già qualche piccolo contrattempo con la testata del basso, che improvvisamente smette di funzionare. Il prestito repentino da parte di Andrea Burgio, bassista dei Nero di Marte, della sua testata permette di uscire abbastanza velocemente dall’impasse. L’evento ufficiale li presentava come “avant-garde extreme metal” ma, di fatto, di sperimentale c’è poco, e, a voler essere precisi, il loro genere potrebbe essere definito piuttosto come un melodic death metal con influenze doom e progressive. La loro parte di concerto può essere sicuramente considerata positivamente riuscita, peccato solo per le orchestrazioni e le parti di pianoforte – registrate ed inserite da uno dei membri grazie ad una console – quasi impossibili da sentire.

Ora del turno dei Nero di Marte. la sala del Closer si riempie per bene, manifestando l’attesa da parte del pubblico di ascoltare live una delle più promettenti realtà italiane contemporanee. Essendo in tour (così come loro, anche i Necroart) per sostenere l’ultimo album pubblicato nel 2014, la scaletta era ovviamente affollata di canzoni tratte da Derivae, con qualche piacevole eccezione estratta dall’omonimo debutto. Un’aggiunta imprevista è stata rappresentata da un pezzo inedito: a detta di Sean Worrell, cantante del gruppo bolognese, era stata composta dopo l’increscioso furto della strumentazione dell’anno scorso e da esso ispirata. Una traccia curiosa, abbastanza lenta e atmosferica nonostante la rabbia e la frustrazione che devono averla scaturita, ma è comprensibile la sua assenza da Derivae. Il loro concerto si conclude ottimamente con un bis largamente e calorosamente richiesto.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *